Libia, Serraj spaventa l'Italia: "Aiutatemi o arriveranno 800 mila migranti"

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Dall'inizio degli ultimi scontri nove civili sono stati uccisi e 22 feriti, mentre i miliziani uccisi sarebbero almeno 75. Lo ha detto Giuseppe Conte al termine dell'incontro a Palazzo Chigi con il vicepremier e ministro degli Esteri del Qatar Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani. Della delegazione italiana fa parte anche Manlio di Stefano, sottosegretario agli esteri e Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria. Ma Di Maio e Di Stefano con le autorità emiratine hanno sollevato anche la questione libica sollecitando una presa di posizione chiara sulla crisi attuale che, pur riconoscendo la necessità di impegnarsi nella lotta al terrorismo, induca a più miti consigli il generale Haftar sempre molto sensibile ai rapporti (e al sostegno economico) con gli Emirati. Una parola di chiarezza da parte del presidente americano è infatti molto attesa soprattutto da carte del Governo di Tripoli riconosciuto dalla comunità internazionale.

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"Ringrazio l'Italia per aver tenuto aperta l'ambasciata, per mantenere in funzione l'ospedale da campo a Misurata, per il supporto politico che il governo Conte ci sta offrendo - ha affermato -". Oltre duemila sono le persone che hanno lasciato le proprie case solo nelle ultime 24 ore, dice l'Ocha. Misura, inoltre, che "non funzionerebbe ora a fronte a un intensificarsi della crisi, quindi bisogna prepararsi in modo più strutturato, a livello europeo, nel rispetto del diritto internazionale". Secondo fonti internazionali e sulla base di valutazioni della nostra intelligence il conflitto in Libia avrebbe già prodotto circa 6mila sfollati, non destinati però tutti a partire verso le nostre coste.

Nel giorno in cui Fayez Al Sarraj, premier del governo di unità nazionale promosso dall'Onu e sostenuto dall'Italia, lancia l'allarme sugli "8oomila migranti pronti a invadere l'Europa", il premier spiega: "Dobbiamo scongiurare una crisi umanitaria che potrebbe preannunciarsi devastante non solo per le ricadute sull'Italia e dell'Ue ma nell'interesse delle stesse popolazioni libiche". La ministra Elisabetta Trenta a Radio Capital ha detto che "in caso di una nuova guerra non avremmo migranti ma rifugiati" e aggiungendo che questi "si accolgono".

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