Nuova multa Ue a Google, 1,49 mld per AdSense

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A Google viene contestato di aver abusato della propria posizione dominante: avrebbe imposto clausole restrittive nei contratti con siti web di terzi, impedendo ai concorrenti di Google di inserire su questi siti le pubblicità collegate alla ricerca.

"Fra il 2006 e il 2016 il comportamento di Google è stato illegale secondo le regole anti trust Ue", ha spiegato la commissaria europea Margrethe Vestager.

Sulla base di molteplici prove, la Commissione ha riscontrato che la condotta di Google ha danneggiato la concorrenza e i consumatori e soffocato l'innovazione.

L'altra novità riguarda Android: chi possiede un telefono con il sistema operativo sviluppato da Google può già scegliere se installare un browser diverso da Google, ma nei prossimi mesi all'utente verrà esplicitamente chiesto quale browser o app di ricerca vuole utilizzare. I siti web dei quotidiani, i blog o gli aggregatori di siti di viaggi e turismo sono spesso dotati di una funzione di ricerca. Quando un utente esegue una ricerca usando questa funzione, il sito web visualizza sia i risultati della ricerca sia gli annunci pubblicitari che appaiono accanto al risultato della ricerca. Questa volta sotto accusa c'è il funzionamento di AdSense, il servizio che mette in comunicazione inserzionisti pubblicitari e siti.

Cuore della vertenza è l'utilizzo del servizio AdSense for Search offerto da Google, inserito all'interno dei motori di ricerca dei siti web che scelgono di utilizzarlo.

"Grazie papà", la dedica a Francesco Renga di Ambra Angiolini
E' stata la stessa attrice, durante l'ultima intervista rilasciata a Verissimo , a confermare il loro legame "Oggi sono felice". Nonostante la loro storia d'amore sia finita, i due sono rimasti in buoni rapporti, soprattutto per la serenità dei loro figli.

"Abbiamo già introdotto una serie di cambiamenti ai nostri prodotti per rispondere alle preoccupazioni della Commissione". Nella fattispecie si fa riferimento ai contratti con siti Internet di terzi che hanno impedito alla concorrenza di collocare la pubblicità al loro interno. Dal marzo 2009, poi, Google ha gradualmente iniziato a sostituire le clausole di esclusiva con le cosiddette clausole di "posizionamento premium". Pertanto, i siti di terzi rappresentano un punto di ingresso importante affinche' questi altri fornitori di pubblicita' nei risultati di ricerca possano crescere e tentare di competere con l'incumbent. Quindi Google controllava quanto fossero attrattivi i messaggi pubblicitari inseriti dai concorrenti, e quindi i click ricevuti. I concorrenti di Google non hanno potuto competere sulla base dei propri meriti, vuoi perche' c'era un divieto vero e proprio, vuoi perche' Google si era riservata per via contrattuale gli spazi migliori. Secondo la Commissione, l'azienda domina il mercato dell'intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca nello Spazio economico europeo con quote che sfiorano l'80%. Tuttavia, le imprese dominanti hanno la particolare responsabilità di non abusare di tale potere limitando la concorrenza nel mercato in cui sono dominanti o in mercati distinti.

Google ha fornito i suoi servizi di intermediazione pubblicitaria della ricerca online ai piu' potenti editori commercialmente attraverso accordi negoziati individualmente. Di conseguenza, i proprietari di siti web disponevano di opzioni limitate per monetizzare gli spazi sui siti web e sono stati costretti ad affidarsi quasi esclusivamente a Google.

L'ammenda della Commissione europea di 1.494.459.000 euro (1,29 % del fatturato di Google nel 2018) tiene conto della durata e della gravità dell'infrazione.

Conformemente agli orientamenti della Commissione del 2006 sulle ammende, essa è stata calcolata sulla base del valore delle entrate di Google provenienti dall'intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca nel SEE.

Detenere una posizione dominante non è di per illegale ai sensi delle norme antitrust dell'UE.

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