Brexit: cosa può succedere adesso dopo la bocciatura del No Deal?

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Barnier, analizzando le cause del disagio, le riporta al crollo del blocco sovietico, del "mondo bipolare" e alla nascita del mondo globalizzato, alle politiche ultraliberiste del laissez-faire, ingenuamente adottate anche dall'Europa e che hanno portato conseguenze che, dalla crisi in poi, ancora paghiamo. Anche se il contraccolpo più pericoloso (descritto come una potenziale "martellata sull'economia" dalla Confindustria del Regno) continua a incombere ovviamente sulla Gran Bretagna medesima. I brexiteers conservatori che ieri hanno bocciato l'intesa della premier vogliono una "clean Brexit" - ovvero un divorzio brusco e senza compromessi da Bruxelles - e vedono il voto di questa sera come un'opportunità per realizzare il loro disegno. La mozione del governo emendata è stata invece approvata con 321 voti favorevoli e 278 contrari.

L'ex Ministro degli Esteri Boris Johnson si è limitato a dichiarare che il voto dovrebbe segnare la definitiva archiviazione del piano di Theresa May. Il testo era stato promosso trasversalmente da deputati Tory moderati e laburisti. Il voto di oggi ha due possibili risultati; o i parlamentari decidono di sostenere l'impopolare accordo del primo ministro, o si posticipa la scadenza della Brexit del 29 marzo.

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Il leader laburista Jeremy Corbyn ha invocato da parte sua il passaggio del "controllo al Parlamento". Se no, s'aprirà l'incognita dello scenario della richiesta d'un rinvio lungo evocato dalla stessa premier. Queste sarebbero delle misure temporanee in attesa che il Regno Unito e l'Unione europea non trovino un accordo commerciale permanente (il tempo stimato varia dai due ai cinque anni). L'Europa potrebbe accordarla solo se ci fosse la volontà britannica di rivedere l'uscita dalla Ue, passando per elezioni anticipate o un secondo referendum: ma non sono ipotesi immediate.

Con un filo di voce resa roca dalla tosse, la May ha ammesso che esiste una "chiara maggioranza contro l'uscita senza un accordo" ma, tra gli schiamazzi, ha ribadito che "la posizione di default legale rimane quella secondo cui il Regno Unito lascerà la Ue senza accordo a meno che non venga votato un accordo", andando contro l'indicazione appena espressa dal Parlamento. Sì, ma per fare cosa? La premier esce inevitabilmente sconfitta perché aveva puntato tutto sulla dicotomia bocciata dal parlamento: o l'accordo o l'uscita senza. Revocare l'articolo 50 (la disposizione del Trattato sull'Unione europea che permette a uno stato membro di uscire dall'Ue) "un tradimento" dell'elettorato e della democrazia.

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