Corrado Guzzanti truffato: "Conti in rosso, un buco di 900 mila euro"

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Truffato da colui che, oltre a essere suo socio e manager, era anzitutto un amico. Quando Sabina, Caterina, Paolo Guzzanti e i cugini Paolo e Sandra Balducci finirono nella truffa del cosiddetto "Madoff dei Parioli", Gianfranco Lande, che coinvolse molti Vip romani in una gigantesca truffa da 170 milioni di euro. "Ero in difficoltà anche a fare la spesa", ha affermato Guzzanti, "ho avuto difficoltà a dormire per gli incubi e gli scoppi di pianto nel sonno".

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"Ogni volta che viene pronunciato il suo nome (quello del manager, ndr) è una pugnalata al cuore. Il trauma emotivo, posso dire ora a cinque o sei anni di distanza, è stato più forte di quello economico e finanziario", ha sottolineato l'attore come riporta l'agenzia. I presunti colpevoli del raggiro ai danni del noto comico e attore, che ha regalato personaggi indimenticabili al pubblico da quasi trent'anni da Lorenzo a Quelo, fino ai più recenti Padre Pizarro e Aniene, sono il produttore Valerio Trigona Terenzio e il suo stretto collaboratore Cesare Vecchio. Guzzanti si sarebbe visto anche pignorare dalla banca la casa di proprietà. Conosciuto nel 1994 ai tempi di Tunnel, condotto su Rai Tre da Serena Dandini, Trigona, già impresario di big della canzone come Dalla, Morandi, Ron, Vanoni, aveva convinto Guzzanti ad affidargli la gestione di una parte cospicua dei suoi guadagni per investirli in titoli tedeschi dai rendimenti elevati e certi. Nel 2014 me la sono cavata con alcuni lavori che mi hanno permesso di pagare le tasse e la casa. Trigona venne delegato di operare sui conti dell'attore e di occuparsi del pagamento delle relative imposte, ma i bund tedeschi che diceva di acquistare in realtà non esistevano e così Guzzanti si è trovato ad affrontare un debito di 900mila euro con il fisco. È in quel momento che è scattata la denuncia, in cui si legge che "con Trigona era nata una collaborazione professionale che ben presto era diventata anche una intensa amicizia contraddistinta, ritenevo purtroppo a torto, da un rapporto di reciproca fiducia". Così, Guzzanti avrebbe sborsato 230mila euro, cifra della quale l'imputato avrebbe riferito l'avvenuto saldo: anche questo "mai avvenuto" sostiene l'accusa. "Poi nel 2015 è arrivato un nuovo progetto". "E invece hanno svuotato sistematicamente i miei conti bancari con la incredibile accondiscendenza degli operatori di sportello".

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