Foibe: Tajani ribadisce condanna di tutti i totalitarismi

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11 febbraio 2019 Tajani alla foiba di Basovizza: "Viva l'Istria italiana, viva la Dalmazia italiana" Per concludere il suo intervento alla foiba di Basovizza in occasione della Giornata del Ricordo, Tajani ha detto: "Viva Trieste, viva l'Istria italiana, viva la Dalmazia italiana, viva gli esuli italiani, viva gli eredi degli esuli italiani, evviva coloro che difendono i valori della nostra Patria". Il presidente del Parlamento Europeo ha poi concluso dicendo di essere molto dispiaciuto "se il senso delle mie parole sia stato mal interpretato". Anche il primo ministro croato, Andrei Plenkovic, ha criticato Tajani, chiedendo un chiarimento sulle sue affermazioni "che contengono elementi di rivendicazioni territoriali e di rivisionismo storico".

Definendo "inaccettabile la falsificazione della storia del confine italo-sloveno", Bulc ha invitato via Twitter Tajani a rendere insieme a lei onore alle vittime italiane presso la foiba di Basovizza, ma anche a quelle slovene e croate della Risiera di San Sabba.

"Purtroppo - ha aggiunto - queste vittime per molti anni sono state dimenticate".

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Ha infatti detto il Presidente del Parlamento europeo, nonché uomo chiave di Forza Italia. Il mio riferimento - puntualizza Tajani - all' Istria e alla Dalmazia italiana non era in alcun modo una rivendicazione territoriale. Così Antonio Tajani, Presidente del Parlamento europeo, dopo il suo incontro con il premier Giuseppe Conte.

"Dal 1997 abbiamo cercato di parlare di questo angolo di storia con i primi volantinaggi davanti alle scuole nell'indifferenza generale, passando per il 2000 con la presentazione della prima mozione in circoscrizione per la richiesta di realizzare un monumento alle vittime delle foibe e agli esuli istriano-giuliano - dalmati, e dal 2002 con intitolazione quasi clandestina a Modena di Via Martiri delle foibe", aggiunge Michele Barcaiuolo segretario regionale di Fdi. Alla presidente fa eco la ministra degli Esteri croata, Marija Pejcinovic Buric, che ha evidenziato come tali frasi provenissero da un'alta carica delle istituzioni Ue, fondate "con l'intenzione che in Europa non si ripetano mai più le guerre".

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