Banca d'Italia, l'oro? Non si può toccare. Vorrebbe dire uscire dall'euro

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Gentile direttore, ho letto il suo "Non c'è il decreto per gli azzerati dalle banche: i "censurati" e la "due ore" elettorale di Di Maio e Salvini" e devo dire che la manifestazione di dissenso da parte di pochi nei confronti dei politici mi ha lasciato profondamente amareggiata. Secondo molti esperti, rinunciare alle riserve d'oro di Banca d'Italia (garante in ultima istanza dell'intero sistema creditizio), vendendole, ridurrebbe le forze in campo per fare fronte a eventuali choc monetari.

Quando nel 1893 nacque la Banca d'Italia, le sue riserve auree erano pari a 78 tonnellate di oro fino: da allora ad oggi le riserve auree italiane sono arrivate a 2.452 tonnellate, cui si devono aggiungere le 141 tonnellate conferite alla Bce a inizio 1999 con la nascita dell'Unione monetaria europea e dell'euro.

"Nessuno - precisa - vuole toccare le riserve auree, però è aberrante che non abbiamo ancora un'interpretazione autentica. È chiaro che qualcosa va cambiato, non necessariamente qualcuno ma almeno qualcosa".

Secondo quanto riportato da La Stampa, Claudio Borghi avrebbe depositato una proposta di legge su quell'oro posto a garanzia da Bankitalia ai tempi della lira, che renderebbe quelle riserve auree di proprietà dello Stato. "Mi sono già espresso", ha detto all'Ansa riferendosi all'indipendenza di Bankitalia messa in discussione dai vicepremier. Parola di Giovanni Tria, ministro dell'Economia, all'indomani delle dichiarazioni incendiarie dei vicepremier Salvini e Di Maio che hanno detto di voler praticamente azzerare i vertici di Consob e Bankitalia. "Eppure non esiste legge che lo dichiari esplicitamente".

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Più critico invece il giudizio dell'ex premier Enrico Letta: "Non mi stupisce".

Se anche tale legge venisse approvata, l'Italia aderendo all'euro ha ceduto la propria sovranità su tale materia, come ricordato anche dal direttore generare di Banca d'Italia, Salvatore Rossi, per cui dovrebbe chiedere alla Bce di procedere e attendere la sua risposta, essendo la materia regolata dall'articolo 105 del Trattato di Maastricht sottoscritto dall'Italia. E sull'attacco a Bankitalia aggiunge: "Non mi stupisce".

"La riflessione è in corso". "Non conosco Signorini - ha aggiunto - ma troveremo un accordo in Cdm. Ci sono tanti cambiamenti da fare" spiega Giulia Bongiorno, ministro della Pa. Una presa di posizione che dall'opposizione è stata vista come un attentato all'indipendenza di Consob e Bankitalia.

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