Trivelle nel Mar Ionio: Luigi Di Maio difende l’operato del Governo

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"Non è vero quanto hanno detto dai ministri Di Maio e Costa che non hanno autorizzato le trivelle nel Mar Ionio - ha detto Bonelli a Roma nel corso di una conferenza stampa davanti a Montecitorio - Sul sito del Ministero dello Sviluppo economico queste autorizzazioni sono visibili da pagina 25 fino a pagina 38 del Buig (Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse, n.d.r.), firmate dal direttore generale". Del resto, lo stesso ministro Di Maio, riferendosi alla vicenda Trivelle e al lavoro della Commissione VIA, nominata dal precedente Governo, ha dichiarato che il Ministro Costa, appena insediato, ha deciso "di sciogliere quella commissione che aveva dato l'ok a questa porcata".

Da quando sono ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò.

Anche il consigliere regionale Gianni Liviano, anch'egli nel direttivo regionale del partito, si è detto fortemente preoccupato: " Le prospettive di diversificazione economica del nostro territorio indicate anche attraverso la legge regionale speciale per Taranto, a cui il gruppo consiliare Regionale del Movimento 5 stelle ha fattivamente cooperato, certo non passano dalla trivellazione del nostro mare. È una bugia. Le trivelle dello Ionio sono state autorizzate dal governo precedente e in particolar modo da Galletti; 3) a dicembre un funzionario ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio governo. Aggiungono poi che nei primi otto mesi del Governo del cambiamento l'attività congiunta del Mise e del Ministero dell'Ambiente avrebbe bloccato numerose nuove richieste oltre ad accogliere favorevolmente le rinunce alle trivellazione inoltrate da diverse compagnie petrolifere. Appartiene alla stessa formazione geologica il giacimento di Carisio, a 30 chilometri di distanza, che da oltre 20 anni dalla scoperta non si riesce a sfruttare per opposizione degli enti locali, regione, provincia, comuni, soprattutto questi ultimi, indipendentemente dal partito d'appartenenza dei sindaci.

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Quando pensavamo di aver già letto di tutto, arriva questa dichiarazione: "Ho letto che il governatore della Puglia Emiliano farà ricorso contro queste autorizzazioni". "Di Maio gioca con un equivoco, che finisce per confondere chi legge: un conto è il piano politico, altro quello amministrativo - continua Di Salvatore - Politicamente è compito del Governo o del Parlamento adottare un atto normativo per bloccare i procedimenti; amministrativamente è compito del dirigente competente firmare i permessi e le autorizzazioni. I ministri, trincerandosi dietro una assurda e inesistente ipotesi di reato, hanno volutamente omesso di considerare che, in sede di autotutela, l'amministrazione statale avrebbe potuto disporre il riesame Via". Fino ad allora faremo il possibile per bloccare le trivellazioni volute dal Pd, ovviamente senza infrangere la legge. O i motivi sono altri? Ad attaccare sono i gruppi ambientalisti.

Il ministro Costa ha invitato presso il suo ministero comitati e associazioni per discutere di questi problemi. "Non ci saremmo mai aspettati che i permessi così potessero arrivare da una compagine governativa che vede in posizione dominante il M5S, che del diniego alle ricerche petrolifere ha fatto una bandiera" accusa Francesco Masi, portavoce del coordinamento.

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