Trapianti: prima bebe’ nata da utero donato da donna morta

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Dopo tanti tentativi terminati con aborti spontanei, la donna - nata senza utero a causa della sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser - è rimasta finalmente incinta, e nel 2017 ha potuto abbracciare la figlia che sta per festeggiare il primo anno di vita. Le strategie di trapianto da donatore vivente o deceduto non si escludono a vicenda e, vista l'attuale scarsità di innesti uterini e il previsto aumento futuro della domanda, entrambi saranno probabilmente necessari. Durante il cesareo è stato rimosso anche l'utero trapiantato. Le procedure di fecondazione in vitro hanno portato alla creazione di otto embrioni, subito congelati. "Il trapianto di utero da donatori vivi - scrivono i ricercatori su Lancet - è diventato una realtà per trattare l'infertilità".

Dopo circa sette mesi, gli ovuli fecondati sono stati impiantati. Dopo 10 giorni la gravidanza è stata confermata.

Nel caso della bambina brasiliana, invece, l'equipe medica che ha seguito il trapianto è stata estremamente scrupolosa.

L'operazione mai tentata prima è stata effettuata a San Francisco su una bimba ancora nel ventre materno: cinque trasfusioni di sangue e un trapianto di midollo, a tre mesi dalla nascita, per curare una malattia genetica grave, l'alfa talassemia.

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Quello brasiliano non è stato il primo intervento di questo genere.

"I primi trapianti di utero da donatrici viventi sono stati una pietra miliare della medicina - ha dichiarato Dani Ejzenberg, dell'ospedale das Clínicas di San Paolo - offrendo la possibilità di partorire a molte donne infertili con accesso a donatrici idonee e strutture mediche".

Il trapianto di utero è avvenuto lo scorso 2016 con un intervento durato ben dieci ore. Senza contare le preoccupazioni per lo sviluppo fetale, che potrebbero essere compromessi da minimi difetti nella formazione della placenta o nell'irrorazione sanguigna legati al trapianto. Questa storia di successo, descritta in un articolo sulla rivista Lancet, dimostra che un'altra strada è possibile per le donne affette da infertilità dovuta a patologie uterine, come malformazioni, infezioni, isterectomie (l'asportazione chirurgica dell'utero resa necessaria, per esempio, per rimuovere tumori).

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