E ora Macron cerca una via d'uscita dalla crisi dei gilet gialli

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Una moratoria di sei mesi dell'aumento delle accise sul carburante e il congelamento delle tariffe di elettricità e gas che "non aumenteranno questo inverno". Philippe ha confermato anche l'organizzazione di una "grande consultazione nazionale sulle tasse e la spesa pubblica", che inizierà il prossimo 15 dicembre e durerà fino al 1° marzo: un dibattito nazionale sulla transizione ecologica, al termine del quale verranno sfornate soluzioni concrete.

I gilet gialli, peròm non ci stanno.

L'Eliseo ha annunciato l'estensione della moratoria sul rialzo delle tasse sui carburanti per tutto il 2019. Si può cercare tuttavia di spiegare i motivi della rabbia che ha portato i "troppo poveri per beneficiare delle politiche di abbassamento delle tasse, troppo ricchi per beneficiare dei trasferimenti redistributivi" a ribellarsi, come ha spiegato a France Culture Julien Damon, professore associato di Sciences Po. Inoltre, sarebbe bastato molto semplicemente guardare chi lanciava certe accuse per rendersi conto che erano unicamente tese alla delegittimazione politica.

Eduard Philippe, incontrando i gruppi parlamentari di maggioranza LREM e MoDem, ha ribadito che "Si deve calmare la situazione per evitare che degeneri", ma la realtà è che non basteranno piccoli contentini a tempo determinato per spegnere il fuoco della protesta.

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Il tecnico del Napoli Carlo Ancelotti è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport nella mattinata odierna. "Stiamo qua". Siamo cresciuti molto in personalità, convinzione, perché queste partite aiutano a crescere ". "Oggi no.

E sui social francesi dilaga la polemica sulla foto di un soldato armato di fucile su un tetto nella zona dell'Arco di Trionfo mentre sono in corso gli incidenti di sabato scorso con i gilet gialli.

Questa parte del Paese, che non ha votato per Emmanuel Macron al primo turno, ha negli ultimi anni incassato due grandi sconfitte. E' ormai pacificamente riconosciuto che queste siano le maggiori proteste mai conosciute dalla Francia dai tempi del 1968. La protesta è scoppiata per le tasse sui carburanti ma si è trasformata in un ampio movimento contro le riforme economiche di Macron, che ha dato vita sabato alla terza giornata di manifestazioni nella capitale, sfociata in violenze e devastazioni. Anche in quel caso il Poujadismo si configurò come un movimento apolitico e persino antipolitico, ben presto bollato dalla politica tradizionale come populista e demagogico.

"I francesi non sono uccellini e non si accontentano delle briciole concesse dal governo, vogliono la baguette", dice Benjamin Cauchy, uno dei tanti portavoce più o meno improvvisati che in questi giorni parlano a nome di tutto il movimento. E non sono stati pochi, infatti, nel mondo dell'élite al caviale non soltanto di Parigi ma anche del nostro paese, a parlare dispregiativamente di Poujadismo intendendolo proprio come populismo e demagogia, e riferendosi esplicitamente ai Gilet Gialli.

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