Dopo le scuse del padre, Di Maio liquida l'azienda di famiglia

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In seguito al caso dell'azienda di famiglia di Di Maio, sollevato dalle Iene, il PD ha presentato un esposto per vederci chiaro; le accuse rivolte contro Antonio Di Maio sono di sottrazione fraudolenta di patrimonio al pagamento delle imposte, lavoratori in nero, dichiarazioni fiscali infedeli, falso in bilancio, intestazione fittizia.

Nell'intervista Di Maio ha ricordato di non essersi "mai occupato di fatti di gestione" e "di essere stato operaio della ditta" "per soli 4 mesi".

"Equitalia, abusi edilizi, lavoro in nero, condoni: ciò che ha fatto il padre di Di Maio riguarda lui e nessun altro". Stamattina, secondo quanto si e' appreso, gli atti sono stati consegnati all'ufficio protocollo del Comune di Pomigliano d'Arco, dove risiede Antonio Di Maio, e inviati per raccomandata anche al Comune di Loano (Reggio Emilia), dove vive la sorella dell'uomo. "C'è una evidente continuità tra le due operazioni". Prima con la ditta individuale, Antonio Di Maio aveva debiti per centinaia di migliaia di euro.

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Tiziano Renzi ha rigettato ogni accusa, parlando di pagamenti "cash perché trattenevano il loro compenso da ciò che incassavano con la vendita dei quotidiani ma poi ovviamente l' azienda provvedeva al pagamento delle tasse come previsto dalla legge". "Sembrerebbe che gli 80 mila euro della ditta individuale si siano trasferiti così alla Ardima". A quel punto nasce una nuova ditta, la Ardima, che aveva come amministratore la mamma di Luigi Di Maio, la signora Esposito.

La tesi dell'esposto sembra essere confermata anche da un post su Facebook del 2015 dove Di Maio spiegava che i 100.200 euro di capitale sociale della Ardima Srl "è frutto del conferimento (chiamiamola pure banalmente "fusione aziendale") della vecchia società di famiglia - abbiamo una tradizione trentennale - nell'Ardima Srl, costituita da me e mia sorella nel 2012, quando neanche immaginavo che mi sarei candidato alla Camera dei Deputati". Spetterà ora alla Procura di Napoli fare luce sulla vicenda. Il gruppo dei senatori PD hanno anche chiesto a Di Maio di riferire in Aula circa le vicende dell'azienda di famiglia ma la richiesta di informativa è stata bocciata dall'Aula di Palazzo Madama.

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