Regeni: Fico rompe le relazioni con l'omologo egiziano

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Chi indaga ritiene che Giulio sia stato pedinato e controllato almeno fino giorno della sua scomparsa. I nove uomini erano stati identificati nei mesi scorsi dagli uomini di Ros e Sco. Fico definisce un "atto giusto, forte e coraggioso" la decisione della Procura di Roma di iscrizione nel registro degli indagati degli agenti della sicurezza nazionale egiziana. Quello che potrebbe sembrare una svolta nelle indagini pone dubbi sul reale progresso nella ricerca della verità. D'altro canto solleva domande sull'efficienza della diplomazia italiana in Egitto.

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Ieri il presidente della Camera aveva annunciato lo stop ai rapporti con il Parlamento egiziano in assenza di risposte da parte dell'Egitto sul caso del ricercatore italiano ucciso a Il Cairo. Una presa di posizione netta, con l'esponente del Movimento 5 Stelle che ha sottolineato che durerà "fino a quando non ci sarà una svolta vera nelle indagini e un processo che sia risolutivo". Un atto dovuto: "visto che la procura del Cairo non procede, è giusto lo faccia la procura di Roma". Conte, che nel frattempo stava arrivando a Buenos Aires per il G20, non ha sposato né respinto l'iniziativa parlamentare, limitandosi a spiegare di non conoscerne i motivi: "Non ho parlato con Fico", ha detto il premier ai cronisti, ricordando comunque di aver insistito con Sisi sul caso Regeni anche a Palermo, a margine della conferenza sulla Libia. Si tratta di poliziotti e uomini del servizio segreto civile egiziano, persone che hanno avuto un ruolo nel sequestro del ricercatore friulano e nell'attività di depistaggio messa in atto dopo il ritrovamento del suo cadavere, il 4 febbraio del 2016, nella periferia del Cairo. La Farnesina, riferisce, che fara' i passi necessari per richiamare le Autorita' egiziane a rinnovare con determinazione l'impegno, piu' volte espresso, anche al massimo livello, di raggiungere risultati concreti e significativi. Resta il fatto che dall'analisi dei video non è stato possibile individuare alcuna immagine di Regeni. "Confidiamo - spiega la famiglia - che l'iscrizione nel registro degli indagati di questi soggetti possa segnare una definitiva accelerazione nell'accertamento processuale di quella verità che inseguiamo incessantemente da 34 mesi insieme a migliaia di cittadini". L'ambasciatore da parte sua ha manifestato la volontà del Cairo di proseguire la cooperazione giudiziaria tra le due Procure.

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