Batterio killer in sala operatoria: aperta inchiesta sulla morte di 18 persone

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Anche se le infezioni da questo micobatterio sono abbastanza rare (un paziente su 10.000), gli scienziati avevano già avvertito di non abbassare la guardia.

Fino ad ora, in Veneto, si sono registrati 18 casi di persone infettate dal batterio, di cui sei sono decedute; ben quattro a Vicenza e uno rispettivamente a Padova e a Treviso.

In Veneto i casi sono accaduti a pazienti operati all'ospedale San Bortolo di Vicenza, con 18 casi di possibili infezioni, oltre ai sei casi di decesso già occorsi. Il macchinario in questione è il LivaNova Stockert 3T prodotto dalla LivaNova Deutschland GmbH. Ieri la consigliera Gibertoni aveva presentato un'interrogazione per chiedere il perché non si sia scelto di sostituire gli apparecchi che potenzialmente avrebbero potuto diffondere il batterio con un altro tipo di strumentazione che non presentava lo stesso indice di rischio. Inoltre, considerato che a maggio scorso sono state emanate specifiche linee guida, gli ispettori ne verificheranno l'applicazione e, infine, saranno accertate le date precise che riguardano gli interventi eseguiti e l'accertamento delle infezione dei casi sospetti, in modo da avere maggiore chiarezza sull'accaduto. Nella nota inviata alle Regioni, il Ministero della Salute parla di "epidemia globale". "Non esiste una terapia stabilita e il tasso di mortalità è circa del 50". "Questa pratica - scrive Ceasar - migliora la procedura di manutenzione dell'acqua".

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In realtà non è l'Ue che chiede lacrime e sangue agli italiani, ma la formulazione della manovra fatta dall'attuale governo. Un prendere tempo da leggere anche nell'ottica del dialogo intrapreso dal governo italiano con la Commissione europea.

Il batterio, identificato per la prima volta nel 2004 e diffuso in natura, è presente soprattutto nell'acqua potabile e generalmente non è pericoloso per la salute umana. Il batterio è stato isolato all'interno di macchinari utilizzati per il raffreddamento e il riscaldamento del sangue in circolazione extra-corporea, dinamica che coinvolge esclusivamente i pazienti che vengono operati a cuore aperto. Sul sito del ministero si legge: "Si è in attesa di ricevere riscontro dalle regioni e il ritardo è probabilmente dovuto al fatto che il lungo periodo di incubazione e la scarsa specificità del quadro clinico rendono complessa e laboriosa l'identificazione di casi possibili che devono, comunque, essere confermati da indagini di laboratorio specifiche, non sempre disponibili per i casi individuati retrospettivamente". Il periodo di incubazione dopo l'esposizione risulta lungo, con una media di 17 mesi.

I sintomi sono aspecifici, si manifestano sotto forma di febbre prolungata di origine sconosciuta, sudorazione notturna, arrossamento, calore o perdite da una ferita (con materiale che spurga), dolori muscolari, perdita di peso o notevole affaticamento.

Relativamente alla diffusione del contagio, in questa fase, non si conosce con esattezza l'entità del fenomeno.

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