Suu Kyi: Amnesty, non più Ambasciatrice

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Oggi, proviamo profondo sconcerto per il fatto che Lei non rappresenti più un simbolo di coraggio, di speranza e di imperitura difesa dei diritti umani. "Ti ritiriamo questo premio con profonda tristezza".

Da quando, nell'aprile 2016, Aung San Suu Kyi è diventata leader di fatto del governo a guida civile, la sua amministrazione è stata parte attiva in molteplici violazioni dei diritti umani.

Nella dichiarazione rilasciata, Amnesty International ha affermato che la leader birmana ha "protetto le forze di sicurezza dalla responsabilità" per le violenze esercitate contro i Rohingya, atto che è stato definito un "vergognoso tradimento dei valori per i quali lei si era schierata una volta". Oltre 720.000 rohingya sono fuggiti in Bangladesh. Un rapporto delle Nazioni Unite ha chiesto che alti ufficiali militari siano indagati e tradotti davanti alla giustizia per il crimine di genocidio. Nel frattempo i media statali hanno pubblicato articoli infiammatori e disumanizzanti che alludono ai Rohingya come "pulci umane detestabili" e "spine" che devono essere eliminate.

San Suu Kyi viveva in regime di arresti domiciliari quando ha ricevuto l'onorificenza e, nel 1991, era stata anche insignita del premio Nobel per la pace. "Se non riconoscono i crimini orrendi commessi contro i rohingya, è difficile immaginare come il governo possa prendere misure per proteggerli da future atrocità", ha commentato Naidoo.

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Per quanto riguarda le restanti, invece, il versamento dovrà essere effettuato entro l'ultimo giorno di ogni trimestre . Per farlo, sarà però necessario versare i dovuti tributi e contributi.

Le violenze che hanno spinto 700mila Rohingya, membri della minoranza musulmana di Myanmar, in Bangladesh sono "senza scuse". A peggiorare le cose, la sua amministrazione ha imposto severe restrizioni di accesso agli aiuti umanitari, aggravando le sofferenze di oltre 100'000 persone sfollate in seguito ai combattimenti. L'amministrazione di Aung San Suu Kyi non ha abrogato leggi repressive, comprese alcune delle leggi utilizzate per detenere lei e altri attivisti per la democrazia e i diritti umani. La stessa amministrazione ha però difeso attivamente l'uso di queste leggi, in particolare la decisione di perseguire e incarcerare due giornalisti della Reuters per aver indagato sul coinvolgimento dei militari nella persecuzione dei Rohingya.

Aung San Suu Kyi era stata nominata "Ambasciatrice della coscienza" nel 2009, come riconoscimento della sua lotta pacifica e non violenta per la democrazia e i diritti umani.

Quando nel 2013 fu finalmente in grado di ritirare il premio affrma Amnesty - "Aung San Suu Kyi ci chiese di non distogliere lo sguardo e i pensieri da noi e di aiutarci a essere un paese dove si fondano la speranza e la storia".

"Quel giorno Amnesty International prese quelle richieste molto sul serio ed è anche per questo che non cesseremo mai di porre l'attenzione sulle violazioni dei diritti umani in Myanmar. Continueremo a combattere per la giustizia e per i diritti umani in Myanmar, con o senza il sostegno di Aung San Suu Kyi", ha detto ancora Naidoo.

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