Il "successo libico" di Conte è una foto già vecchia

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A Palermo i capi delegazione dei paesi che prendono parte al summit sono stati ricevuti dal Giuseppe Conte, compreso il generale Khalīfa Belqāsim Ḥaftar, leader della Cirenaica che si è fatto attendere a lungo lunedì 12 novembre e che è atterrato in Sicilia solo poco dopo le 20, partecipando fin da subito ai tavoli con dieci capi di stato e di governo, tra i quali il presidente egiziano Abd al-Fattāḥ al-Sīsī, il premier russo Dmitrij Medvedev e, a corredo, l'Alto rappresentante Ue per la politica estera Federica Mogherini e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. In un breve scambio a margine della cerimonia inaugurale, il premier del governo nazionale libico Fayez Sarraj ha riconosciuto a Conte l'importanza dell'iniziativa. "Non si può pensare di risolvere la crisi in Libia coinvolgendo le persone che l'hanno causata", il suo bruciante commento. Ma, dopo la Conferenza organizzata per rilanciare il processo politico libico, avverte: sono state fatte premesse importanti, ma "non dobbiamo illuderci". Ha spiegato il vice presidente Fuat Oktay: "L'incontro informale di questa mattina" a Palermo, "è stato presentato come un meeting tra i protagonisti del Mediterraneo, ma questa è un'idea fuorviante". Khalifa Haftar "non parteciperà ai lavori della Conferenza per la Libia", in corso a villa Igiea.

PALERMO "Non ho nulla a che fare con la Conferenza. Tuttavia, ritengo che la vostra partecipazione rappresenti di per un segnale estremamente positivo e incoraggiante di attenzione e unità d'intenti". Risultato, Perrone è stato di fatto commissariato e l'ambasciata italiana a Tripoli - l'unica occidentale rimasta aperta nella capitale - è oggi orfana dell'unico referente diplomatico ufficiale di Palazzo Chigi. Per poi far trapelare la frase sibillina che resterà negli annali: "non si cambia cavallo mentre si guada il fiume" avrebbe dichiarato il generale a proposito di Al Serraj.

Alle parole di Conte fanno eco quelle di Salamé, con l'auspicio che in Libia si possa arriva a elezioni democratiche entro la primavera del 2019. Ma secondo l'entourage di Haftar, le cui forze controllano l'est della Libia, il maresciallo era riluttante a sedersi alla stessa tavola di alcuni altri partecipanti, che considera degli estremisti islamisti. Sembra invece che ci saranno una serie di incontri diversi tra i leader ma non si esclude un cambiamento di programma in itinere. "Qualsiasi incontro che escluda la Turchia si dimostrerebbe controproducente per la soluzione di questo problema".

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La speranza dei tifosi nerazzurri, ovviamente, è che anche i risultati sul campo possano essere gli stessi. Resterà in Italia e ripartirà dai nerazzurri, ormai non ci sono più dubbi.

Questa occasione di incontro non resterà un episodio isolato.

"Siamo sempre in stato di guerra e il paese ha bisogno di controllare le sue frontiere", ha detto ancora Haftar parlando al microfono della televisione libica. Per questa ragione ad "Address Libya" il generale si è detto convinto dell'urgenza di "garantire la sicurezza ai confini, e sappiamo bene tutti cosa accade nel sud, e in Paesi come Tunisia, Algeria, Niger, Ciad, Sudan ed Egitto a proposito dell'immigrazione illegale". Per poi aggiungere:"Non parteciperei alla Conferenza di Palermo neanche tra 100 anni".

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