Pernigotti, chiude lo stabilimento di Novi Ligure

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Sì, perché la storica fabbrica della Pernigotti a Novi Ligure (Alessandria) ha chiuso i battenti.

"Come già ribadito - si legge nel comunicato - anche in sede di confronto con le parti sociali, nel rispetto della storicità del brand Pernigotti e con l'obiettivo di mantenere la qualità distintiva dei propri prodotti, la società sta procedendo all'individuazione di partner industriali in Italia, a cui affidare la produzione, coerentemente anche con l'obiettivo di cercare di ricollocare il maggior numero possibile di dipendenti coinvolti presso aziende operanti nel medesimo settore o terzisti". "Chiude lo stabilimento produttivo di Novi Ligure. Ora i gianduiotti saranno prodotti in Turchia".

Nel 1935 Paolo Pernigotti acquista la ditta Enea Sperlari, azienda cremonese specializzata nella produzione del torrone. "Dopo l'ultima riunione di fine giugno, in cui ci erano stati prospettati risultati in negativo per l'azienda, avevamo chiesto che intervenisse almeno un esponente della famiglia Toksoz".

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Detto questo, è necessario distinguere la natura e le modalità con cui le attività sono condotte. Lo Stato italiano dovrà recuperare l'Ici non versata dalla Chiesa .

"Vogliono licenziare e chiedere la cassa integrazione per cessazione di attività appena reintrodotta tramite il decreto Genova". I pochi impiegati del settore commerciale che rimarranno saranno trasferiti a Milano.

La mostarda e il classico torrone di Natale sono i piatti forti dell'azienda Pernigotti, che inizia a esportare i suoi dolci in molte città del nuovo Regno d'Italia.

Secondo Malpassi la situazione negativa dell'azienda è ormai nota da anni: "Continuavamo a vedere questo 'bagno di sangue' - racconta - nella gestione e per anni ci hanno dato dei gufi, tanto che anche ad Eurochocolate di ottobre la proprietà negava che lo stabilimento di Novi avesse problemi". Oggi, mercoledì, i sindacati incontreranno il sindaco di Novi Rocchino Muliere, mentre sono già state annunciate proteste davanti ai cancelli della fabbrica. "Coinvolgeremo la Regione e il ministero dello Sviluppo economico - dice Crocco - Siamo pronti a dare battaglia per difendere un marchio storico del territorio e le cento famiglie che da questa notte non possono più dormire sonni tranquilli".

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