Processo Aemilia: 2 anni a Iaquinta, 19 al padre

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"Il nome 'ndrangheta non sappiamo neanche cosa sia nella nostra famiglia -urla Iaquinta, uscito dall'aula mentre ancora i giudici leggevano la sentenza- non è possibile". Giuseppe Iaquinta, padre dell'ex calciatore, accusato di associazione mafiosa, è stato invece condannato a 19 anni di reclusione. L'ex attaccante è stato condannato a due anni; per lui la Dda aveva chiesto sei anni, per reati di armi. Mi hanno rovinato la vita. Fra le condanne del rito ordinario spiccano anche quelle - confermate in 19 anni - dei fratelli sinti Alfredo e Francesco Amato, che secondo il pentito Antonio Valerio vorrebbero imporsi al vertice della cosca, indebolita dal processo.

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Di chi si tratta? Trattasi di Mariangela con la quale c'è stato anche un appassionante bacio. Non è riuscita ad accettare che il 'suo' Rocco sia uscito con un'altra ed è crollata.

"Sto soffrendo come un cane per la mia famiglia e i miei bambini senza aver fatto niente - sottolinea l'ex punta - ma io ho vinto un Mondiale e sono orgoglioso di essere calabrese". Giuseppe Iaquinta, però, aveva ricevuto un provvedimento dal prefetto di Reggio Emilia, nel 2012, che gli vietava di detenere armi e munizioni, a causa delle segnalazioni relative alla frequentazione con alcuni degli indagati. Cosi' Vincenzo Iaquinta fuori dal tribunale dopo la condanna a 2 anni nel processo di 'Ndrangheta Aemilia. "Chi lo dovesse fare si renderebbe complice di una realtà che non è più negabile". Nella sentenza di primo grado è caduta l'aggravante mafiosa per l'ex calciatore. Il processo "Aemilia" è il più grande processo contro le infiltrazioni della 'ndrangheta nel Nord Italia. "La comunità regionale si è schierata senza se e senza ma con inquirenti, magistratura e agenti delle Forze dell'ordine- afferma l'assessore- impegnati nella battaglia per la legalità".

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