Riforma Fornero e quota 100: come sarà

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I lavoratori precoci e tutti coloro che hanno alle spalle 41 anni di contributi [VIDEO] al momento sono delusi, per loro la quota 100 a partire dai 62 anni d'età e 38 di contributi, non solo non serve a nulla, perché non li condurrà alla pensione, ma rischia di divenire una vera e propria beffa nei loro confronti.

Il problema è che nel contratto di Governo non si parla della possibilità di rivedere questo meccanismo, segno che Lega e Movimento 5 Stelle inizialmente non hanno preso in considerazione questa ipotesi (probabilmente per i costi troppo alti della riforma). Ad esempio, chi è nato nel 1958 e ha cominciato a lavorare a 20 anni, quindi nel 1978, dovrà aspettare il 2020 per la pensione. Tali coefficienti, in base alle norme vigenti, vengono aggiornati periodicamente sulla base delle modifiche della stessa aspettativa di vita, in relazione ai miglioramenti registrati dalla mortalità della popolazione italiana. In gran parte, spiega chi è al lavoro sul dossier, si tratterà di sbloccare risorse già a bilancio per i progetti effettivamente cantierabili mentre i fondi effettivamente aggiuntivi, per il 2019, dovrebbero aggirarsi sui 3 miliardi (0,2% del Pil).

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Non c'è burocrazia e tutto è molto trasparente". "Tutti crediamo negli altri e per questo abbiamo raggiunto dei buoni risultati". Entrambi si spingono a vicenda per migliorare e i riscontri che danno sulla monoposto ci permettono di migliorare.

Ricordiamo, infatti, che nonostante fu Maurizio Sacconi - con la Legge 174/2009 - a stabilire che ogni tre anni i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione sarebbero dovuti essere aggiornati secondo le speranze di vita rilevate dall'Istat, è stata la Fornero nel 2011 a decidere che questo aggiornamento sarebbe dovuto essere biennale. Proposta alla quale Di Maio ha risposto con: "Valuteremo" (qui il video dell'incontro). Per giunta, se ora la quota 100 sarà senza penalità, dicono in molti, come si evince dalle testimonianza riprese dal sito 'pensionipertutti', vorrà davvero dire essere beffati. Prima la 'sforbiciata' e poi gli aumenti quindi, anche se il governo dovrà fornire nuovi dettagli sul tema, anche per capire chi si potrà ritrovare un assegno più ricco e chi invece perderà qualcosa. I lavoratori nati dopo il 1957, che hanno cominciato a lavorare giovani ma oggi non hanno ancora raggiunto i 43 anni di contributi previdenziali, saranno i penalizzati dalla decisione di rinviare all'anno prossimo la discussione sull'uscita dal lavoro con 41 anni di contributi indipendentemente dall'età anagrafica.

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