Aquarius, Panama revoca la bandiera

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Le autorità marittime di Panama hanno annunciato sabato di avere revocato l'iscrizione della nave Aquarius dal proprio registro navale, impedendole di continuare a svolgere le attività di soccorso dei migranti nel Mediterraneo centrale.

Secondo le due organizzazioni, "questo provvedimento condanna centinaia di uomini, donne e bambini, alla disperata ricerca di sicurezza, ad annegare in mare e infligge un duro colpo alla missione umanitaria di Aquarius". Si può essere pro o contro l'Aquarius, ma violare lo stato di diritto, lasciando l'Aquarius senza bandiera, sarebbe una vergogna. Nelle ultime ore i trafficanti hanno ripreso a lavorare, riempiendo barchini e approfittando della collaborazione di qualche Ong.

Il quotidiano sostiene anche che la denuncia sia arrivata da Roma e che in due diverse occasioni (a giugno e a luglio del 2018) le autorità marittime di Gibilterra avevano negato all'Aquarius la facoltà di prestare soccorsi, imponendone la riclassificazione a nave per le ricerche scientifiche marine. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, da parte sua, aveva messo in guardia poche ore prima l'Aquarius: "Denuncerò le ong che aiutano gli scafisti". "Per aver disatteso le procedure internazionali in materia di immigranti e rifugiati assistiti al largo delle coste nel Mediterraneo - si legge nell'articolo - l'amministrazione marittima panamense ha avviato l'iter per annullare d'ufficio la registrazione della nave "Aquarius 2", ex "Acquarius", con numero IMO 7600574".

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"Pensare che, dopo il caso Diciotti - spiega Salvini -, le partenze dalla Libia si erano azzerate!" La richiesta di attracco a Marsiglia è stata avanzata durante una conferenza stampa a Parigi dal direttore delle operazioni di SOS Méditerranée, Frédéric Penard, proprio nel giorno in cui in Italia il decreto sicurezza e immigrazione voluto dal vicepremier Salvini viene votato all'unanimità.

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"E' evidente - afferma Salvini - che nessun Paese voglia prendersi la responsabilità di essere identificato con una nave che intralcia le operazioni di soccorso in mare, rifiuta il coordinamento con la guardia costiera libica, attacca alcuni governi democratici come quello italiano, pretende di distribuire clandestini in Europa". "È un brutto segnale sul piano culturale, perché si tratta di un tema sociale che va affrontato nel rispetto della legalità ma non possiamo considerare la condizione degli immigrati come una condizione di delinquenza".

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