Sacerdote italiano rapito in Niger da presunti Jihadisti

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Sulle possibili ragioni del gesto padre Walter, anch'egli missionario, non si esprime: "Sono stati realizzati ospedali e tante altre opere, ma non posso pensare che siano collegate al rapimento". L'Unità di Crisi della Farnesina, si legge in una nota, sta tenendo costantemente informata la famiglia del nostro sacerdote, mantenendo uno stretto contatto. "Dobbiamo ancora capire come siano andate le cose". Quando è stato rapito, Maccalli si trovava a Bomoanga, diocesi di Niamey, la capitale del Niger.

Padre Pierluigi Maccalli, della Società delle missioni africane (Sma), è stato rapito in Niger nella notte tra lunedì e martedì da presunti jihadisti attivi nella zona. Sul caso la procura di Roma ha aperto un'inchiesta. Si specifica poi che: "L'Ambasciata d'Italia a Niamey ha formalmente chiesto alle Autorità locali di dare assoluta priorità alla rapida soluzione della vicenda e in ogni caso di evitare iniziative che possano mettere a rischio quella che è l'incolumità di Padre Pierluigi Maccalli".

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Secondo quanto riporta l'agenzia Fides (Organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie), potrebbe essere proprio questa la ragione di eventuali antipatie che padre Gigi potrebbe aver scaturito in gruppi estremisti provenienti dal Mali e dal Burkina Faso. Infine, il commento di padre Gigi: "Ci auguriamo con tutto il cuore che possa risolversi per il meglio". Il lavoro del sacerdote è stato infatti caratterizzato negli anni da uno sforzo nel coniugare evangelizzazione e promozione umana, attraverso scuole, dispensari e formazione per i giovani contadini. "Ci sono cose di fronte alle quali non possiamo fare nulla, se non pregare e attendere con fiducia". Originario della diocesi di Crema, Pierluigi Maccalli si trovava nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey in Niger. "Attento alle problematiche legate alle culture locali, aveva organizzato incontri per affrontare temi e contrastare pratiche legate alle culture tradizionali, tra le quali anche la circoncisione e l'escissione delle ragazze, attirandosi anche una certa ostilità". La missione è presente nella zona dagli anni '90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 chilometri. In particolare, la missione di omoanga ha un programma di impegno di Promozione Umana e di Sviluppo attraverso le sue cellule di base chiamate Csd (Comité de Solidarité et Developpement).

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