Usa, Obama tuona: "Bisogna votare, ne va della nostra democrazia"

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E' l'appello lanciato dall'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama intervenuto all'Università dell'Illinoi lanciando un attacco diretto e duro contro il suo successore, dicendo chiaramente che con Trump la democrazia è a rischio.

Riferendosi al voto di metà mandato in programma a novembre, Obama ha sottolineato che "la posta in gioco è molto alta. Gli Stati Uniti sono in un momento cruciale della loro storia e le conseguenze per chi resta ai margini sono più gravi che in elezioni precedenti".

Mai fino ad oggi Obama aveva citato Trump per nome, descrivendolo come un bullo intento a dividere il Paese e a diffondere un senso di paura e di rabbia in America e nel mondo. "La più grande minaccia per la nostra democrazia è l'indifferenza e il cinismo", ha dichiarato l'ex presidente.

Nel frattempo la Casa Bianca sta impazzendo per individuare la fonte che ha riferito al New York Times di quello che avviene alla Casa Bianca, con parte del personale che si adopera per nascondere i documenti e comunque bloccare le decisioni peggiori prese da Trump.

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È evidente che i democratici stanno scaldando i motori per le elezioni di novembre, quelle di medio termine che interessano anche il rinnovo di molti seggi del Congresso, e tanto è il bisogno di mettere in minoranza i repubblicani che appoggiano Trump che adesso sono "chiamati alle armi" anche i pezzi da novanta del partito. E i democratici, ancora a caccia di un vero leader che li rappresenti in vista delle presidenziali del 2020, devono per l'ennesima volta affidarsi all'uomo che per ben due volte, nel 2008 e nel 2012, li ha portati alla Casa Bianca.

"Alcuni di voi potrebbero pensare che sto esagerando quando dico che questa elezione e' piu' importante di quanto io possa ricordare nella vita". Non è così che dovrebbe funzionare la democrazia. "Dobbiamo riportare onestà e decenza all'interno del governo", ha commentato Obama.

Per proseguire: "Ci sforziamo di sollecitare i responsabili politici a creare un sistema che prenda in considerazione le esigenze umanitarie dei nostri vicini: siano essi nuovi arrivati o residenti di vecchia data negli Stati Uniti". "A volte questo contraccolpo arriva da persone che in maniera genuina, anche se sbagliata, temono il cambiamento. Più spesso, è creato da persone potenti e privilegiate che vogliono tenerci divisi, arrabbiati e cinici", prosegue.

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