Ride si mostra con un nuovissimo poster e un filmato su Clara

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Il thriller su due ruote diretto da Jacopo Rondinelli e scritto, co-prodotto e supervisionato artisticamente da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, i nomi dietro quel gioiello italiano conosciuto con il nome di Mine, prosegue quel percorso di rinascita nostrana iniziato con Lo chiamavano Jeeg Robot.

Un film fuori dagli schemi e meravigliosamente critico, come lo ha definito il regista Jacopo Rondinelli.

E se tutte queste difficoltà non bastavano, ecco che il tempo e la natura ci hanno messo lo zampino.

"Una mattina la seconda unità di regia doveva girare delle scene di gara a 1800 metri di altezza. Io mi sono divertito tantissimo e trovo che sia un film nuovo e diverso da quello che abbiamo visto fino ad ora".

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La sua ultima pellicola è come quelle precendenti: lei si cala in tanti ruoli sul set, tra cui se stessa, la zia , la madre ecc. Ognuno dei villeggianti ignora i rumori del mondo per far fronte ai misteri della propria vita.

Un esperimento che comunque non risulta mai convincente, un prodotto costruito su un ego gigantesco che non dimostra mai di meritarlo pienamente, che si muove timido nel suo minutaggio e rilancia la sua appartenenza a un circuito di crossmedialità, attraverso un fumetto e un romanzo spin-off (sembra sia in cantiere anche un videogame).

Protagonisti di Ride sono due giovani riders acrobatici, Max e Kyle, ragazzi dal carattere quasi opposto ma accomunati dalla stessa passione per gli sport estremi.

Quando ricevono l'invito a partecipare a una misteriosa gara con in palio 250.000$, accettano senza senza pensarci per poi scoprire - ormai troppo tardi - di doversi spingere oltre i limiti delle loro possibilità fisiche e psicologiche. Grazie alla potenzialità delle telecamere GO PRO, RIDE sarà capace di trasmettere l'adrenalina dello sport estremo come nessun altro modo sarebbe in grado di fare.

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