Schnabel, da pittore racconto van Gogh

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At Eternity's Gate di Julian Schnabel uscirà il prossimo 3 gennaio distribuito da Lucky Red. Schnabel ha cercato, attraverso la riproduzione delle sue parole, la musica e le luci con le quali ha ripreso la natura tanto amata dal pittore, di ricreare l'atmosfera e l'essenza che hanno preso forma nei suoi quadri, quella che lui tanto teneva a condividere attraverso di essi, riuscendo, oltre che nell'intento di rendergli omaggio, non soltanto narrandone le vicissitudini, a far emergere la sua urgenza di dipingere, la consapevolezza del suo talento, il suo dolore, insieme veicolo e fonte da cui attingere per esprimersi.

Qui reso tra i tormenti e l'estasi creativa dei suoi ultimi anni di vita, il Van Gogh di Julian Schnabel risulta un animo fragile e visionario, pervaso da un inesauribile flusso di pensieri e da un'amore incommensurabile per la natura, vera co-protagonista del film. Il cineasta sposta l'attenzione dal racconto dei fatti, se vogliamo piuttosto essenziale, privo di fronzoli e grandi approfondimenti, ed è molto più interessato a concentrarsi sul sentire dell'artista e su come questo abbia influenzato la creazione della sua arte.

E Dafoe racconta di essersi preparato a questa nuova grande interpretazione leggendo molto: "Una delle cose che Julian mi ha chiesto di fare è stato di leggere una biografia in cui erano riportate tante delle sue lettere. Al tempo stesso, però, ci siamo lasciati guidare da ciò che secondo noi poteva celarsi dietro il suo dramma, i suoi sogni, la sua maniera di concepire il mondo attraverso l'arte". Al Deja vu? Come evitare di essere ridondanti e ripetitivi?

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Ma ancora mi brucia il ko del San Paolo perché non avevamo disputato una gara da buttare via. A livello caratteriale siamo due gradini sotto rispetto a quando giochiamo con la palla.

Questo non è una biografia del pittore realizzata con precisione scientifica, "Ma, è un film sul significato dell'essere artista", commenta Schnabel. "È qualcosa a cui ho pensato per tutta la mia vita".

Quante volte osservando un dipinto di Van Gogh siamo stati portati a chiederci cosa vedesse il pittore con i suoi stessi occhi? Quello slancio emotivo urgente che non prevede distinzione tra emozioni positive o negative, che è un unico flusso che scorre lungo un unico canale e poi sgorga fuori nel suo caso in forma di colori, di dipinti, di arte.

"Sulla soglia dell'eternità" è il titolo di uno dei dipinti più celebri di Vincent Van Gogh, realizzato nel 1890 tra le mura del manicomio di Saint-Rémy-de-Provence in giorni di difficile convalescenza per il pittore, ricoverato nella struttura a seguito di una violenta crisi di quella malattia mentale che lo tormentò fino alla morte. Indipendentemente dal fatto che questo non sia mai stato riconosciuto. Schnabel, qui in qualità di pittore prima ancora che di regista, ha portato in concorso alla 75/a edizione della Mostra di Venezia questa opera-sfida che pone una domanda: si può raccontare davvero un genio assoluto, un mito dell'arte? Nel cast troviamo anche Rupert Friend (nel ruolo di Theo van Gogh, fratello di Vincent), Oscar Isaac (nel ruolo di Paul Gauguin), Mads Mikkelsen, Mathieu Amalric (nel ruolo del dottor Paul Gachet, il medico che prese in cura van Gogh ad Auvers-sur-Oise), Emmanuelle Seigner e Niels Arestrup.

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