Barcellona commemora l'anniversario dell'attentato, polemiche contro il re

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L'evento centrale oggi si è svolto sotto lo slogan "Barcelona, ciutat de pau", rendendo omaggio a chi perse la vita e ai professionisti dei servizi sanitari, di emergenza e di sicurezza che un anno fa soccorsero le persone vittime degli attentati. "Il re della Spagna non è il benvenuto nei Paesi catalani", recita lo striscione, che presenta anche una caricatura del re a testa in giù.

In un tweet l'ANC, una delle principali organizzazioni indipendentiste catalane, ha espresso "tutto il suo sostegno alle attività di coloro che hanno esposto lo striscione e passato tutta la notte a difendere la libertà d'espressione". Durante la cerimonia musiche e letture nelle sette lingue delle vittime: catalano, spagnolo, inglese, francese, portoghese, italiano e tedesco. Poi, come raccontato in una recente canzone, il cielo non fu più lo stesso: il sole di agosto fu reso improvvisamente più freddo dalla follia omicida di Younes Abouyaaqoub, un militante del sedicente Stato islamico che, alla guida di un furgone, fece irruzione sulla Rambla travolgendo chiunque si trovasse sulla sua strada. In occasione del primo anniversario della strage, il re spagnolo Felipe VI e la moglie Letizia si sono recati a Paza Catalunya dove sono stati accolti dalla contestazione dei cittadini spagnoli.

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La polemica si è quindi spostata nel mondo politico. "Sicilia, ieri sera. Immediata la replica del ministro dell'Interno .

"Un anno fa Barcellona subì uno dei peggiori attacchi nella sua storia - ha scritto Ada Colau su Twitter -". Ci hanno ferito profondamente, ma non ci hanno infettato con il loro odio. "Siamo una città di pace, orgogliosi della nostra diversità". "Questo 17 agosto e sempre saremo a Barcellona vicino alle vittime, solidarietà con il loro dolore, uniti nella memoria". Qualche ora dopo un gruppo di attivisti lo ha completamente dispiegato di nuovo.

Nell'ottobre del 2017, all'indomani del referendum per l'indipendenza della Catalogna vinto dai 'sì', il re si era schierato contro il governo catalano accusandolo di "slealtà inaccettabile" e di "condotta irresponsabile" ed esortando il governo dell'allora premier Mariano Rajoy a restaurare "l'ordine costituzionale".

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