Pesticidi, Monsanto condannata a risarcire 289 milioni

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Si tratta della prima sentenza che stabilisce l'effetto cancerogeno del diserbante, ma potrebbe aprire la strada a migliaia di cause contro il colosso dell'agrochimica. "La decisione della giuria non cambia il fatto che più di 800 studi e valutazioni scientifiche, incluse quelle dell'Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, dell'Istituto Nazionale della Salute degli Stati Uniti, delle autorità di regolamentazione europee, quali Efsa ed Echa, e di tutto il mondo, hanno confermato che il glifosato non è cancerogeno". A stabilirlo, come riferito dall'edizione online del quotidiano Il Messaggero, è stato il giudice di San Francisco, affermando che la Monsanto avrebbe dovuto fare maggiore chiarezza sui rischi derivanti dall'utilizzo dello stesso prodotto, che al suo interno contiene il glifosato, sostanza che già in passato è stata spesso e volentieri al centro di diversi contenziosi.

A Johnson, californiano, è stato diagnosticato nel 2014 un un tumore che colpisce i globuli bianchi.

Tuttavia, Johnson non è il solo ad aver intentato una causa contro Monsanto a causa di un suo prodotto.

ESCLUSIVA TS: serie B a 19 squadre e niente ripescaggi
Le Lega di Serie B ha stabilito che l'organico previsto per il campionato 2018/19 passerà da 22 a 19 squadre in seguito alle esclusioni di Cesena, Bari e Avellino decise nelle ultime settimane per via delle loro situazioni economiche.

"Siamo solidali con il signor Johnson e la sua famiglia", ha detto Monsanto in una dichiarazione che promette di appellarsi alla sentenza e "continuare a difendere vigorosamente questo prodotto, che ha una storia di 40 anni di uso sicuro e continua ad essere un vitale, efficace e strumento per gli agricoltori e altri". La corte ha così accolto il ricorso di un giardiniere, DeWayne Lee Johnson di 46 anni, che per lungo tempo ha usato due erbicidi della multinazionale, il Roundup e il RangerPro, ritenendoli causa dello sviluppo della tumore alla pelle che lo afflligge.

Nel 2015, però, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha classificato la sostanza come potenzialmente cancerogena. La multinazionale statunitense di biotecnologie agrarie è stata infatti condannata a versare sul conto di un uomo ben 289 milioni di dollari. Johnson e' uno dei pochi cittadini ad essere finora riuscito a portare Monsanto sul banco degli imputati: ha giocato a suo favore una legge californiana che obbliga la giustizia a celebrare un processo prima della morte del querelante.

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