Abusavano del figlio e lo vendevano ai pedofili sul dark web: condannati

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Una donna che ha venduto il figlio di otto-nove anni a dei pedofili tramite il deep web è stata condannata a 12 anni e sei mesi di carcere da un tribunale nel sud della Germania.

Il tribunale di Friburgo, che ha emesso la condanna, ha disposto anche per Lais un periodo di "detenzione preventiva", che potrebbe rimandare la scarcerazione.

I familiari, invece di amare il figlio concepito, lo hanno usato come un oggetto sessuale e una merce di scambio fin dai suoi primi anni di vita. La coppia, infatti, non aveva scrupoli nel fare abusare il figlio in cambio di un compenso economico e la loro perversione era tale che in alcune delle circostanze in cui hanno concluso la compravendita hanno persino presenziato per assistere alle violenze e filmarle. Altre sette persone sono state arrestate per questo caso e condannate in processi separati. Lais ha precedenti per abuso su minori e ha confessato di essere stato lui l'ispiratore delle violenze e di aver convinto la compagnia a consentire che il figlio venisse ripetutamente abusato da uomini contattati online.

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L'indicatore si attesta all'11,9%, sotto di circa 120 punti base rispetto a quanto prescritto dalla vigilanza con lo Srep 2018 (13,125%).

Il bambino, che aveva 9 anni quando è iniziato il processo a giugno, è stato dato in affidamento.

La notizia ha catalizzato l'attenzione mediatica nel Paese, dove per molti la sentenza di condanna è stata ritenuta eccessivamente lieve, mentre tra i commenti sui social network molti ne chiedono "la pena capitale", pratica naturalmente vietata in terra tedesca. I contatti avvenivano attraverso i siti del cosiddetto 'dark web'.

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