È morto Franco Mandelli: luminare contro la leucemia

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Dal 2011 era professore emerito di Ematologia all'Università Sapienza di Roma. Mandelli è stato inoltre insignito sempre nel 1987 della Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte. Secondo i massimi esperti nel settore, Franco Mandelli può essere tranquillamente considerato come il padre dell'ematologia e capostipite, assiema a Pierluigi Rossi-Ferrini di Firenze, Alessandro Pileri di Torino e Sante Tura di Bologna della profonda conoscenza medica in merito alle malattie leucemiche.

Franco Mandelli, uno dei più noti ematologi italiani, è morto.

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Mandelli, nato 87 anni fa a Bergamo, si è laureato a Milano nel 1955 per poi trasferirsi prima a Parma e successivamente a Roma, dove diventa una figura di spicco nella lotta alle malattie del sangue, in particolare contro il linfoma di Hodgkin e delle leucemie acute. Per anni è stato presidente dell'Ail: erano gli anni in cui era il più celebre e celebrato ematologo italiano. Tanti oggi la piangeranno come si piange per la perdita di un papà, perché tanti le devono la vita. Questo non solo per le sue grandi capacità di ricerca, ma anche per il suo tratto umano: l'ematologo era sempre gentile, con la voce calma spiegava con semplicità anche i concetti più complessi, e infatti i pazienti lo ricordano con affetto. È stato inoltre promotore di numerose campagne per raccogliere fondi a favore delle leucemie e per finanziare la ricerca scientifica. Un uomo che ha dedicato tutta la sua vita ai pazienti, creando l'Ail. "Addio al nostro presidente, professor Franco Mandelli - è scritto sul profilo Facebook - una vita dedicata alle malattie del sangue e alla solidarietà".

"Ha pubblicato piu' di 700 studi scientifici. L'Ail tutta si stringe con riconoscenza e grande affetto alla sua famiglia", si conclude così il messaggio dell'associazione su Facebook. Fonda il gruppo italiano "Malattie Ematologiche dell'Adulto", Gimema, con il coinvolgimento di un gruppo di centri di Ematologia italiani, e crea a Roma il primo centro pubblico per il trapianto di midollo osseo. Don Filippi ha anche evidenziato che "per Mandelli non c'era una malattia da sconfiggere, ma c'era un malato, una persona di cui prendersi cura".

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