Bce: Draghi, politica monetaria rimane accomodante anche con fine Qe

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"In questi tempi di aumentate incertezze globali, è importante che l'Europa resti unita": a dichiararlo è Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, durante l'audizione in Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo. "Come si dice: è quando c'è il sole che bisogna aggiustare il tetto". Draghi ha spiegato che la Bce "guarda con grande favore al rinnovato slancio in questa discussione".

Non vede però rischi per l'Italia dalla riduzione e poi fine (a dicembre 2018) degli aiuti del piano Qe della sua Bce (stimato 2,4 migliaia di miliardi), che "avrà un impatto complessivo dell'1,9% sulla crescita reale della zona euro nel periodo 2016-2020".

Rispondendo a una richiesta in merito alla possibile cancellazione della legge Fornero e all'andamento del debito pubblico italiano, il banchiere ha ribadito la necessità di avere indicazioni concrete dal nuovo governo e ha ricordato che "per il momento ci sono solo proclami, che peraltro sono cambiati". "Prima di esprimere un giudizio dobbiamo stare ai fatti". E a chi gli chiede se l'Italia deve temere la fine del quantitative easing, il numero uno di Francoforte fa notare che "le reazioni" dei mercati all'annuncio dello stop agli acquisti a fine anno "non sono stato affatto drammatiche".

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Il primo tratto è quello che presenta i rischi maggiori. "E per 48 ore, non possiamo neppure entrare in ospedale". Le operazioni di salvataggio sono riprese questa mattina nonostante le avverse condizioni meteorologiche.

Il presidente della Bce ha comunque rassicurato che la sua istituzione non intende abbandonare a fine anno (con il Qe) "la politica monetaria espansiva" e le elargizioni di liquidità a basso costo.

Draghi ha anche impiegato del tempo per spiegare la politica monetaria della BCE e la graduale eliminazione di misure non standard. "Se la condivisione dei rischi porta a una gestione ordinata delle conseguenze per la stabilità derivanti dalla riduzione dei rischi, quest'ultima procederà più velocemente", è il messaggio inviato per esortare la Germania e gli altri Paesi del Nord a superare le loro riserve sulla Garanzia europea dei depositi. Per questo la minaccia principale arriva da "un maggior protezionismo".

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