Brexit, trema governo: si dimette anche Boris Johnson. May nomina Hunt

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Come Davis, anche lui si è dimesso in polemica con Theresa May, e in particolare per la linea troppo soft con cui il primo ministro ha condotto i negoziati sulla Brexit in sede europea.

Johnson denuncia senza giri di parole la svolta negoziale più soft imposta dalla premier e tuona: così ci avviamo ad assumere "lo status di una colonia dell'Ue".

Il quotidiano britannico 'The Guardian' riferisce che dopo il summit tenuto a Chequers lo scorso venerdì, dove May aveva raggiunto un fragile accordo nel suo gabinetto di governo sul come gestire la Brexit, è emerso che Johnson aveva fatto riferimento ai tentativi di vendere il piano Brexit del primo ministro come "una merda dorata". Anche davanti alla Camera dei Comuni, la premier ha assicurato che garantirà l'uscita dall'Ue, dal mercato unico e dall'unione doganale, ponendo anche le condizioni per una nuova partnership doganale con Bruxelles, per un libero commercio sui beni industriali e agricoli e confini aperti in Irlanda.

La Brexit terremota il governo May.

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Lo dovrebbe fare Luis Enrique , ufficializzato poco dopo l'ora di pranzo dalla Federazione, insieme all'ex portiere Molina, nuovo dirigente.

Dopo Davis, la stessa scelta l'ha fatta Johnson, sostituito da Jeremy Hunt, considerato un Tory "moderato" sul dossier europeo, oltre che una figura leale verso la premier. Lascia anche il ministro degli Esteri Boris Johnson.

Le sue dimissioni seguono quelle del ministro per la Brexit, David Davis, e del suo numero 2, Steve Baker.

Se sembra in bilico il governo May, per gli investitori il punto cruciale non è se il partito dei Conservatori resisterà o meno, quanto piuttosto il tipo di Brexit che sarà concordato, come sottolinea Viraj Patel, analista di Ing.

L'uscita di scena di Davis e Johnson rischia di essere l'inizio di un effetto domino in grado di mandare in pezzi l'esecutivo, la maggioranza e la compattezza del Partito Conservatore. Con molti osservatori che danno già per scontata una sfida imminente alla leadership Tory della May. Nell'opposizione laburista di Jeremy Corbyn - indicata in corsia di sorpasso in caso di ritorno alle urne - si guarda invece apertamente allo sbocco ravvicinato di un possibile nuovo voto entro pochi mesi. "Il Partito Conservatore è ormai nel caos", commenta fra gli altri il presidente del consiglio nazionale del Labour, Ian Lavery.

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