Stop ai Pagamenti in Contanti, entrata in vigore la norma

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Una stretta che si aggiunge a quelle già operative come per esempio quelle sulle pensioni. La novità riguarda tutti i tipi di lavoro dipendente anche con cooperative o con contratto di collaborazione (co.co.co) Solo nel lavoro domestico, quindi per badanti e colf o nel pubblico impiego le novità non saranno applicate.

Alla base della nuova legge anche la lotta all'evasione fiscale. Per gli stipendi nessuna soglia prevista, perché il divieto all'utilizzo del contante è a prescindere dall'importo dello stipendio.

Per chi ancora lo percepisse, niente più stipendi in contanti a partire da domenica 1° luglio.

COSA CAMBIA - I datori di lavoro o i committenti dovranno corrispondere ai lavoratori la retribuzione esclusivamente attraverso una banca o un ufficio postale, con una delle seguenti modalità: bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore; strumenti di pagamento elettronico; pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento; emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato.

Cristiano Ronaldo a un passo dalla Juventus
Ad uscire allo scoperto era stato lo stesso giocatore subito dopo la finale di Champions vinta dal Real contro il Liverpool. Per il pallone d'oro sarebbe inoltre pronto un contratto quadriennale da 30 milioni a stagione.

La norma dovrebbe prevenire gli abusi ed evitare le "truffe" delle false buste paga, cioè il fenomeno per cui viene corrisposto al lavoratore una retribuzione inferiore a quanto previsto dalla busta paga, magari dietro il ricatto del licenziamento o della non assunzione.

Parte la rivoluzione degli stipendi: da oggi stop ai contanti, i dipendenti potranno essere retribuiti solo con pagamenti tracciabili, in banca o alla Poste. In questa direzione va anche la precisazione che la sola firma della busta paga da parte dei lavoratori non costituisce più prova del pagamento dello stipendio.

Le sanzioni per i trasgressori sono comprese tra i 1.000 e i 5.000 euro, riducibili di un terzo se pagate entro due mesi dalla contestazione.

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