Var non utilizzato e provocazioni kosovare: la Serbia fa ricorso alla Fifa

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Nello stadio di Kaliningrad, gremito di serbi, il centrocampista dell'Arsenal e l'ex Inter hanno poi esultato con le braccia incrociate sul petto e le mani aperte, per simboleggiare l'aquila bicipite, simbolo della bandiera albanese.

Due storie particolari, quelle di Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri, che si sono incontrate proprio in una serata speciale, quella del match contro la Serbia. Lo dice, dai microfoni di Mediaset, il capitano della Svizzera Stefan Lichsteiner parlando dei gesti di esultanza dei due compagni, di origini kosovare, che hanno schernito i tifosi avversari. Ragip Xhaka, papà del giocatore dell'Arsenal (e di Taulant Xhaka, che gioca per la nazionale albanese), è stato detenuto per tre anni e mezzo per motivi politici per aver partecipato a dimostrazioni contro il governo jugoslavo in Kosovo. Una volta uscito di prigione, emigrò in Svizzera, dove nacquero, a Basilea, fratelli Xhaka. Prima del Mondiale, l'attaccante dello Stoke City ha anche avuto un confronto piuttosto pesante con l'attaccante serbo Mitrovic, che aveva risposto in modo provocatorio a una foto postata dallo stesso Shaqiri su Instagram: "Se ami tanto il Kosovo, perché hai rifiutato di giocare per quella nazionale?". E con una rimonta firmata da Xhaka e Shaqiri (gol decisivo al 91') si avvicina di molto agli ottavi.

Tutte le loro famiglie hanno lasciato il loro paese natale tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, poiché devastato dalla guerra tra l'esercito locale e quello dell'attuale Serbia.

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I servizi a pagamento ( 199, 144, 166 e 899 ) sono disattivati e possono essere semplicemente attivati in caso di necessità. Ebbene, oggi i colleghi de la Repubblica sono riusciti a ottenere in anteprima tutti i dettagli in merito.

La questione è molto delicata e personale ma le esultanze di stampo totalmente politiche sono da sempre osteggiate dalla Uefa che non vuol far passare messaggi di una certa tipologia nel corso delle manifestazioni sportive.

Una partita combattuta, non sono mancati gli scontri in campo (Rodriguez ci ha rimesso anche un labbro) e gli abbracci (tutt'altro che amichevoli) dentro l'area di rigore. C'è stata una guerra durissima per molti genitori dei nostri giocatori.

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