Negozi chiusi la domenica, Di Maio apre

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Dopo il botta e risposa con l'ad di Foodora (che a proposito della stretta sui contratti annunciata dal ministro del Lavoro aveva detto: "Se le anticipazioni fossero vere, le piattaforme digitali sarebbero costrette ad abbandonare l'Italia") Luigi Di Maio non indietreggia nei suoi propositi: "La mia grande battaglia contro il precariato parte da questo tavolo", ha spiegato Di Maio alludendo al confronto aperto al ministero di via Nazionale tra rider e piattaforme di food delivery. "Ho preso il treno in corsa - ha aggiunto -, ci sono tanti problemi, di chi lavora ma anche dei datori di lavoro". Parola del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che risponde allo slogan del lato-Lega del governo con un altro spot di difficilissima realizzazione pratica. Quindi valutare anche di abolire il tanto criticato lavoro domenicale. Per i giorni festivi, come Natale, Capodanno ecc, il lavorotore non è obbligato ma può dare volontariamente disponibilità. "Le liberalizzazioni - ha detto Enrico Postacchini, membro dela Giunta con delega alle politiche commerciali - non hanno portato né maggiore fatturato né un incremento occupazionale".

Al Senato è ferma una proposta di legge che prevede la chiusura di 12 festività con una deroga per la aziende di massimo sei festività.

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La questione del lavoro domenicale è spesso e volentieri d'attualità, visto che sono molteplici le associazioni che lamentano uno sfruttamento eccessivo del lavoro sia la domenica, quanto durante i giorni festivi, periodi in cui il lavoratore di turno dovrebbe stare con la propria famiglia o comunque riposarsi. La prestazione festiva e/o domenicale puà essere rifiutata in casi in cui si è genitori di bambini fino ai 3 anni o se i lavoratori assistono persone conviventi non autosufficienti o portatori di handicap. Questo vale soprattutto per i più giovani, che non devono essere alla mercé di un lavoro qualsiasi, accettando di lavorare anche senza retribuzione, piuttosto che finire tra i "neet". "E' giusto - sottolinea la leader della Cisl, Annamaria Furlan - rivedere le norme sulla liberalizzazione selvaggia del commercio". Non esiste un diritto allo shopping.

Contrarie alla revisione del decreto Monti, invece, le associazioni dei consumatori che vedono in tale ipotesi un passo indietro nei confronti della libertà che consente ai commercianti di aprire quando il loro negozio quando vogliono.

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