Jurassic World: Il Regno Distrutto incassa 145 milioni di dollari all'apertura

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Nel film non si parla di tematiche attuali ma si afferma come un'opera che scavalca contingenze nazionali e culturali per raccontare questioni proprie della razza umana.

Quando un, crediamo, brontosauro viene abbandonato tra fuoco, fiamme e lapilli sull'abbandonanda Isla Nubar ci si spezza il cuore, che in confronto Arlo era davvero un cartoon per poppanti: i dinosauri sono esseri viventi, diremmo, senzienti come e più di noi sapiens sapiens, e non c'è provetta, reazione e clonazione che tenga.

Pietra miliare della fantascienza moderna, Jurassic Park agli inizi degli anni '90 fu il primo blockbuster ad impiegare massicciamente la neonata tecnologia digitale nota come computer-generated imagery (per gli amici CGI), ideata dall'Industrial Light & Magic di George Lucas (che già nel 1977 aveva rivoluzionato il modo di concepire la settima arte con Star Wars) e ad integrarla, per volere di Spielberg, con i soggetti animatronici all'avanguardia degli Stan Winston Studios (prima di essere assunto dal regista Stan Winston era stato il truccatore di Terminator, Aliens, Predator e Terminator 2). Il vulcano dell'isola è tornato in attività e per i dinosauri è prevista una nuova estinzione. L'intrattenimento c'è, seppur lacunoso e confusionario, anche se la tensione ormai è questa sconosciuta, anche se le scene action, girate benissimo, sono fini a se stesse.

Ci piacerebbe definirlo "Jurassico", ma saprebbe troppo di scontato; per di più Jurassic World - Il Regno Distrutto, fatti salvi i nostri adorati rettiloni mesozoici, è un film fresco, originale e caratteristico. La scena, per cui va grande merito a Bayona, è quella in cui si vede un Bracchiosaurus con un tragico destino.

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Un nuovo documentario prodotto da HBO si propone di viaggiare alla scoperta dell'uomo (e delle sue contraddizioni) che stava dietro il grande artista.

Owen è spinto dal desiderio di ritrovare Blue, il suo raptor ancora disperso nella giungla e Claire, che nel frattempo si è appassionata a queste creature maturando un rispetto nei loro confronti ed eleggendole a sua missione di vita.

Juan Antonio Bayona sa come caratterizzare i suoi film. Hammond, padre del primo Jurassic Park. Owen e Claire, opposti ma complementari, divertenti nei piccoli siparietti, sono praticamente scomparsi in questo sequel.

Il cinema possiede da sempre una caratteristica peculiare che (insieme a molte altre) gli consente di essere quell'oggetto affascinante e amato che ancora oggi è. Peccato che il cuore non lo facciano battere anche a quelli in platea.

Insomma, un buon tentativo a livello tecnico, perché per carità i dinosauri e gli effetti speciali sono pazzeschi; però la storia dell'uomo che si diverte a fare Dio e della bestia che gli si rivolta contro è un copione che esiste dall'alba dei tempi, forse proprio dai tempi dei dinosauri, e onestamente, ha anche un po' stufato. Da un lato lei, una ragazza cazzuta, medico (quindi non stupida, ma credo che nel 2018 non sia importante ribadire che le donne possono avere dei ruoli di rilievo in questa società) con i tatuaggi, che si sporca le mani e non ha paura di niente; dall'altro lui, nerd e cervellone dell'elettronica, fifone in ogni dove e dalle battute che dovrebbero far ridere ma generano acidità di stomaco.

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