Riforma delle pensioni, cosa sono "quota 100" e "quota 41"

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Nessun cambiamento invece dovrebbe riguardare i lavoratori impegnati nelle cosiddette "mansioni usuranti".

Tra le novità principali che dovrebbe seguire alla abolizione della Legge Fornero, sono quelli relativi alla quota 100, alla quota 41, all'opzione donna, alla nona salvaguardia e all'Ape. Ma già fioccano paletti e condizioni che a molti non piaceranno. Poi c'è l'annoso tema della legge Fornero. Le lavoratrici che erano rimaste fuori dall'Opzione Donna per effetto di questo limitazione, dunque, possono invece accedere alla prestazione. Brambilla ha collaborato alla stesura del programma della Lega relativo alla previdenza, conosciuto ormai come Quota100. I canali di uscita saranno due. Per frenare le uscite il programma prevede però un requisito minimo di età a 64 anni. Eppure, oggi in Europa un docente lascia in media la cattedra a 63 anni; in Francia ancora prima perché si consente ai docenti di andare in pensione a 60 anni, al massimo a 62; in Germania bastano 25 anni di insegnamento.

È prevista una soglia di accesso per la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi?

L'impiegato pubblico nato a gennaio 1955 purché lavori dal 1982: potrebbe andare in pensione nel gennaio 2019, a 64 anni con 37 anni di contributi. In sostanza, all'atto del pensionamento è possibile unificare tutti i periodi contributivi, se non coincidenti, in modo gratuito ed ottenere l'erogazione di una pensione che rappresenta la somma dei trattamenti di competenza di ciascun ente previdenziale. Su questo fronte sarebbe, quindi, opportuno un supplemento di indagine per non vanificare quei passi avanti raggiunti con l'accordo tra Governo e Sindacati dello settembre 2016.

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Per non parlare delle edizioni ancora precedenti (anche se la d'Urso ha festeggiato su Instagram per il risultato di ieri). Tutte bamboline pronte a scannarsi all'occorrenza, a litigare, a limonare, e persino alitarsi addosso.

Inoltre, la possibilità di andare in pensione con un certo numero di anni di contributi è attualmente prevista, anche se è limitata ai seguenti lavoratori.

Chi ci perde sub iudice è il pensionato d'oro: se partono i tagli alle pensioni superiori ai 5mila euro netti, equivalenti a circa 8.500 euro lordi per la parte del trattamento non legata ai contributi versati, perde circa il 5-6 per cento dell'assegno.

Altra partita delicatissima: l'esecutivo dovrà chiarire se sarà introdotta una qualche forma di penalità sulla misura della pensione per i nuovi quotisti.

Roma - La riforma delle pensioni allo studio del Governo Lega M5s, secondo le prime indiscrezioni sul dossier sul tavolo del Governo Conte, potrebbe avvantaggiare prima di tutto i lavoratori più "forti", ovvero gli uomini residenti al Nord e con impieghi più stabili. Insomma la carne al fuoco e tanta e quasi sicuramente il puzzle non si comporrà in tempi brevi.

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