Pd a Bagnai, su flat tax sei ignorante

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Nella versione approvata la riforma fiscale non andrebbe proprio nella direzione di una "tassa piatta" ma sarebbe declinata con due aliquote fiscali: 15% per reddito familiare inferiore a 80mila euro e 20% per reddito familiare superiore agli 80mila euro. Prima per le imprese, poi anche per le famiglie. Solitamente tale sistema si riferisce alle imposte sul reddito familiare, e talvolta sui profitti delle imprese, tassate con un'aliquota fissa. Secondo i sostenitori della flat tax, sosterrebbe la crescita economica: ad oggi, è in vigore in Russia e in alcune Repubbliche ex sovietiche, dove è particolarmente diffusa. Un regalo ai più ricchi a spese dei più poveri. Proposta che, dopo il voto del 4 marzo, è entrata nel programma di governo di Lega e Movimento 5 Stelle: la flat tax (o dual tax come è stata soprannominata) prevede l'introduzione di due aliquote fisse al 15% (per i redditi fino a 80mila euro) e al 20% (per quelli superiori) per persone fisiche, partite Iva, imprese e famiglie.

Differisce quindi dai sistemi di tassazione progressiva, che differenziano le aliquote a seconda dei redditi dei contribuenti. Sul fronte delle uscite, occorre annoverare anzitutto il superamento della legge Fornero: secondo Alberto Brambilla, già sottosegretario al Lavoro con Roberto Maroni tra il 2001 e il 2005, quando guidò il Nucleo di valutazioni sulle pensioni, la "quota 100" prevista dal contrattro di governo tra Lega e M5S si può effettivamente realizzare basandosi sui soli 5 miliardi di euro previsti dal contratto stesso, contro i 20 miliardi stimati all'Inps, purché la sua applicazione venga consentita solo a partire da 64 anni di età anagrafica (e dunque almeno 36 anni di contributi). Significherebbe estendere la flat tax a tanti giovani professionisti oggi intrappolati sotto la soglia dei 30mila euro lordi e aiutarli a crescere senza subire salassi fiscali. La flat tax è poi tornata come tema politico periodicamente, fino a essere ribadita nell'ultima campagna elettorale come punto programmatico della politica finanziaria del centrodestra. Nella prima fascia sono ricompresi tutti i lavoratori che percepiscono un reddito non superiore a 1.250 euro mensili. Il primo scaglione comprende i contribuenti con un reddito compreso tra 0 e 15 mila euro l'anno. L'aliquota riservata a questa fascia è del 27%, con una tassazione - nel caso di reddito più alto - di 6.960 euro.

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Il terzo scaglione di reddito è compreso tra 28.001 euro e 55.000 euro, per contribuenti con un reddito massimo di 4.583 euro al mese. I contribuenti facoltosi, che percepiscono un reddito annuo eccedente i 75 mila euro, ovvero oltre 6.250 euro mensili dovranno corrispondere 25.420 euro più il 43% sul reddito eccedente. Per questi contribuenti, l'aliquota Irpef sulla quota eccedente il precedente scaglione e' del 41% e di conseguenza l'onere fiscale più alto sarà pari a 25.420 euro.

Oltre i 75.000 euro di reddito, ovvero per il quinto e ultimo scaglione di reddito, l'aliquota Irpef è pari al 43%.

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