La madre di tutte le lucertole

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Alla ricerca italiana, cui partecipano il Muse - Museo delle Scienze di Trento, il Centro di fisica teorica Abdus Salam di Trieste, il Centro Enrico Fermi di Roma e l'acceleratore di particelle Elettra di Trieste, la rivista Nature dedica la copertina: una ricostruzione dell'animale realizzata dal paleoartista milanese Davide Bonadonna.

L'origine di lucertole e serpenti va retrodatata di circa 75 milioni di anni.

Megachirella Wachtleri si può considerare il progenitore comune delle lucertole attuali, l'anello di congiunzione tra passato e futuro, la tessera mancante nel puzzle della filogenesi. Il fossile e' stato cosi' virtualmente separato dalla roccia e ricostruito in 3D: i suoi tratti anatomici, confrontati con quelli di altri rettili, dimostrano che si tratta della lucertola piu' antica al mondo, la capostipite dei rettili squamati (lucertole e serpenti) che si sarebbero originati oltre 250 milioni di anni fa, prima della piu' pesante estinzione di massa della storia.

La "Eva" di tutte le lucertole e dei serpenti fa la sua scalata dalle Dolomiti alla copertina di Nature, retrodatando di ben 75 milioni di anni l'origine dei rettili squamati, mentre il "Pollicino" degli spinosauri, con il suo artiglio conservato al Museo di Storia Naturale di Milano, afferra la pubblicazione sulla rivista PeerJ dimostrando di essere nato per nuotare e camminare in terreni paludosi. Le nuove informazioni su questo piccolo essere sono state ottenute tramite tecniche di ricostruzione tridimensionale (3D) e analisi delle sequenze di DNA dei rettili attuali. Per comprenderne meglio l'anatomia, l'esemplare è stato analizzato mediante microtomografia computerizzata a raggi X (microCT) presso il Laboratorio Multidisciplinare dell'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) in collaborazione con Elettra - Sincrotrone Trieste.

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Molto interessante a mio avviso la quota della tripletta italiana nelle tre classi che in questo momento, prima delle qualifiche di domani è in lavagna a quota SNAI 5,50.

Con la microtomografia. Massimo Bernardi, del MUSE, non ha dubbi: "Questo piccolo rettile, che credo possa a buon titolo essere considerato tra i più importanti resti fossili mai rinvenuti nel nostro Paese, sarà da oggi un riferimento per i paleontologi e per tutti coloro i quali studieranno o racconteranno l'evoluzione dei rettili". La tecnica di microCT, simile ai sistemi TAC ospedalieri, consente di produrre un modello 3D virtuale delle parti esterne e interne dei campioni analizzati con risoluzione micrometrica.

"Megachirella è il più antico squamato noto che sia riuscito a sopravvivere alla più profonda estinzione di massa della storia, quella di fine Permiano, e che si sia diversificato subito poco", conclude lo studioso.

"Quando i colleghi del MUSE hanno portato ad Elettra il fossile di Megachirella ero entusiasta per questa opportunità e al tempo stesso consapevole delle difficoltà tecniche che un'analisi mediante microCT poteva comportare" - racconta Lucia Mancini, ricercatore presso Centro di ricerca internazionale Elettra. La datazione del fossile e alcuni tratti visibili avevano così fatto propendere per una sua appartenenza al più ampio e antico gruppo di rettili arcaici dei lepidosauromorfi. "Appena abbiamo visualizzato i risultati dell'analisi, ci siamo resi conto che eravamo i primi, dopo milioni di anni, a poter osservare la faccia ancora nascosta di Megachirella, ossia quella inglobata nella roccia: una grande emozione" aggiunge Federico Bernardini, ricercatore dell'ICTP e del Centro Fermi.

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