Verona, prigioniera della famiglia in Pakistan: "costretta ad abortire"

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Diciottenne pachistana costretta ad abortire Giunge dalle pagine del 'Corriere Veneto' la triste storia della giovanissima Farah, una diciottenne pachistana residente a Verona che lo scorso mese di Gennaio è stata riportata dalla famiglia in Pakistan per abortire. Ha raccontato di essere stata "legata a un letto e sedata".

Ma in gennaio la famiglia della ragazza ha deciso di partire per il Pakistan, per una delle visite periodiche ai parenti.

La vicenda è basata sui messaggi che la giovane avrebbe inviato via WhatsApp alle compagne di scuola, che hanno informato la dirigenza scolastica.

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Secondo quanto riportato dal quotidiano L'Arena, l'istituto scolastico aveva deciso nei mesi scorsi di anticipare gli esami di maturità per la giovane pakistana, così da permetterle di portare avanti in serenità la gravidanza. Gli investigatori hanno ora attivato il consolato pakistano in Italia e hanno messo a disposizione tutto il materiale e le testimonianze raccolte. Lo ha riferito l'assessore ai servizi sociali del Comune, Stefano Bertacco. Le amiche della ragazza, allora, hanno cominciato ad inviarle dei messaggi e questa ha risposto loro chiedendo aiuto: "Mi hanno fatto una puntura e hanno ucciso il mio bambino". "La ragazza - ha detto Bertacco - ha aderito al Progetto "Petra", la struttura che si occupa delle violenze sulle donne, in particolare tra le mura famigliari". Ha comunicato che era andata in vacanza.

Ancora un amore occidentale negato per una ragazza pakistana che risiede in Italia, per la precisione a Verona. Poi si è appreso che era tornata in Pakistan per il matrimonio del fratello, probabilmente è stata una scusa per farla allontanare da Verona. "Di sicuro ad oggi non c'è nessuna testimonianza di come la ragazza vi sia stata portata".

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