#stopaborto: L'aborto è la prima causa di Femminicidio nel mondo

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Questo il manifesto affisso a Roma col quale è partita la campagna di CitizenGO #stopaborto in preparazione della Marcia per la Vita di sabato 19 maggio nella Capitale. Difendere il diritto all'aborto e garantire la corretta applicazione della legge 194, che tra pochi giorni compirà 40 anni, deve rimanere una priorità per la nostra regione e per il paese intero afffinché nessuna donna debba più ricorrere a metodi alternativi, spesso privi di igiene e tutele sanitarie.

Immediate le polemiche: "Il manifesto comparso oggi in diversi municipi romani rappresenta l'ennesimo attacco contro la libertà di scelta delle donne".

Roma - Di seguito le parole della segretaria della Cgil di Roma e del Lazio, Tina Balì. Usare il femminicidio per cavalcare la campagna contro l' aborto è un insulto verso le donne chiediamo immediatamente che venga rimosso questo cartellone è assurdo che si descriva come prima causa di femminicidio l' aborto. Filippo Savarese, direttore delle Campagne di CitizenGO Italia, spiega: "Si rivendica sempre la 'libertà di scelta' per sostenere l'aborto, ma oggi siamo noi a rivendicare la libertà di scelta per le donne che hanno diritto a essere informate correttamente sulle conseguenze sempre drammatiche dell'aborto".

Scontro fatale tra moto a Bagnara, due morti e un ferito grave
Nell'urto, un 41enne ed un ragazzo sono morti sul colpo mentre la fidanzata del ragazzo è rimasta ferita . Sul posto sono intervenuti i carabinieri , i vigili del Fuoco e i sanitari del 118 .

"Questa mattina Roma si è svegliata nuovamente invasa da manifesti offensivi per tutte le donne, soprattutto per quelle che hanno conosciuto l'esperienza difficile dell'aborto o della violenza. È necessario un immediato intervento delle istituzioni, a partire dall'Autorità delle Comunicazioni, per rimuovere subito i manifesti e per fermare la diffusione di false informazioni". "Tale campagna - aggiunge - si basa, infatti, su assunti completamente infondati".

L'11 aprile 2016, il Comitato europeo dei diritti sociali, un organismo del Consiglio d'Europa, ha condannato l'Italia per aver violato il diritto alla salute delle donne che vogliono abortire, riconoscendo che esse incontrano "notevoli difficoltà" nell'accesso ai servizi d'interruzione di gravidanza, anche per l'alto numero di medici obiettori di coscienza.

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