Una mano robot dalla presa perfetta

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Secondo quanto spiegato durante l'incontro di presentazione, tra le caratteristiche principali della nuova mano protesica ci sono una maggiore durata della batteria, una migliore capacità e performance di presa, nonché il costo ridotto di circa il 30% rispetto ai dispositivi attualmente in commercio. Ma soprattutto restituisce alle persone con amputazione dell'arto superiore circa il 90% della funzionalità perduta, senza intervento chirurgico.

Una piccola curiosità: il nome Hannes deriva da quello del professor Hannes Schmidl, direttore tecnico del Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio, a cui si deve l'avvio dell'attività di ricerca sulle protesi, già nel lontano 1965.

Marco Zambelli ha perso la mano destra per un infortunio di lavoro quando aveva 15 anni. "Prima utilizzavo una protesi solo per funzioni estetiche, invece oggi sto riprovando la sensazione di utilizzare di nuovo entrambe le mani".

La naturalezza nel movimento, che è la peculiarità di Hannes, deriva dalla parte meccanica: il meccanismo alla base del movimento delle dita, della forza e del tipo di presa dipende dal sistema DAG - acronimo di Dynamic Adaptive Grasp - brevettato dal team IIT-Inail: grazie ad esso la mano protesica può afferrare gli oggetti adattandosi alla loro forma, resistere alle eventuali sollecitazioni esterne, replica la gestualità e la funzionalità dell'arto naturale.

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Le caratteristiche di costruzione del dispositivo robotico Hannes consentono alla batteria di coprire fino a una giornata intera di utilizzo.

Anche a riposo, le dita si piegano e possono assumere una postura naturale. Il punto di partenza è stato il robot umanoide iCub costruito nel 2010: "Una palestra per sviluppare componenti al servizio dell'uomo", le parole del direttore scientifico Roberto Cingolani. Poi siamo passati ad una mano di principio, perfetta ma non adatta per essere usata dalle persone e in 3-4 anni siamo arrivati al prodotto vero in grado di aiutare le persone a svolgere delle attività quotidiane. "Sara' una strada lunga e difficile, dopo la mano dovremo realizzare una protesi per il braccio e per la gamba".

Hannes sfrutta gli impulsi mioelettrici generati dalla contrazione dei muscoli della parte restante dell'arto, che vengono rilevati e elaborati da una intelligenza artificiale. Una tecnologia che consente ai pazienti di comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali e senza la necessità di alcun trattamento chirurgico invasivo. Per garantire il massimo livello di personalizzazione, il Rehab Technologies Lab ha realizzato un software che si collega alla mano robotica via Bluetooth e consente di calibrare i suoi parametri. In commercio dal 2019 la mano bionica è un dispositivo medico di fase 1. Anche l'occhio vuole la sua parte: sarà possibile scegliere tra una vasta gamma di soluzioni cosmetiche e rivestimenti sia per uomini sia per donne.

Ma in cosa differisce Hannes dalle protesi già in circolazione? Con la sua 'nuova mano' Zambelli ha stretto oggi quella del Ministro Giuliano Poletti, intervenuto alla presentazione. "Il lancio di Hannes - sottolinea Massimo De Felice, presidente dell'Inail - è solo la prima tappa di una collaborazione molto proficua con Itt".

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