È italiana la mano robotica che può fare la differenza

Share

Tra le caratteristiche principali ci sono una maggiore durata della batteria, una migliore capacitá e performance di presa, il costo ridotto di circa il 30% rispetto ai dispositivi attualmente in commercio. Si chiama 'Hannes', in omaggio al primo presidente del Centro protesi Inail di Budrio, Johannes Schmidl (da tutti conosciuto come Hannes, appunto), e non non si tratta di un arto bionico collegato ai tessuti e ai nervi del braccio umano, ma di un dispositivo indossabile, leggero ed estremamente flessibile, che funziona grazie ad una coppia di sensori che rilevano il movimento dei muscoli residui. Inoltre, la nuova mano robotica, potrà essere installata sul paziente senza necessità di un intervento chirurgico e permetterà di restituire alle persone con amputazione dell'arto gran parte della funzionalità perduta.

E' stata presentata questa mattina in conferenza stampa #Inail LA MANO PROTESICA DI DERIVAZIONE ROBOTICA #HANNES.

Conformazione, peso e qualità dei movimenti di Hannes sono il più possibile equiparabili a quelli di una mano reale, per far sì che le persone amputate percepiscano la protesi come una parte di sé e non come un elemento estraneo. Il pollice, in particolare, è orientabile in tre diverse posizioni: "pinch grasp", pollice e indice in opposizione, per manipolare oggetti di piccole dimensioni; "power grasp", una presa che consente di spostare oggetti fino a circa 15 chilogrammi; e "lateral grip", per afferrare oggetti molto sottili come fogli o carte di credito.

Governo Italia, il giorno della verità
Dopo 66 giorni, cade il principale ostacolo che si frappone alla nascita di un governo politico tra i 5 Stelle e la Lega . In mattinata incontro tra Di Maio e Salvini alla Camera che si conclude con una nota congiunta.

Una mano artificiale rivoluzionaria, una protesi hi-tech che può davvero cambiare il mondo, in più anche più economica di quelle attuali: una mano che piega le dita e può afferrare oggetti con un'efficienza pari al 90% di quella di una mano naturale e non richiede bisturi.

E' stata infatti sviluppata nell'ambito dell'accordo fra Inail e Iit formato nel 2013, nell'ambito di un protocollo finalizzato allo sviluppo di protesi di nuova generazione che prevedeva un investimento di 7,5 milioni nell'ambito di un piano triennale (2013-2015) da 12 milioni. Le caratteristiche di costruzione del dispositivo consentono alla batteria di coprire fino a una giornata intera di utilizzo.

"Posso piegare le dita con la forza voluta e cominciare a dimenticare di dover usare sempre la mano sinistra", ha detto Marzo Zambelli, che nel 2015 aveva sperimentato la mano con tre dita, considerata la prova di fattibilità di una protesi ad alta tecnologia e a costi più accessibili, primo frutto della collaborazione Inail-IIt. E ha anche una presa dinamica, nel senso che le dita agiscono per mantenere una presa stabile anche se l'oggetto si muove. "La sua peculiarita' risiede nella parte meccanica, che e' unica nel suo genere e conferisce alla mano poliarticolata versatilita' e naturalezza nel movimento, elementi che la caratterizzano insieme alla resistenza dei materiali e alla semplicita' d'uso". Il dispositivo, che ha ottenuto il marchio CE come prodotto di classe 1 e sarà disponibile a partire dal 2019, è stato realizzato in due taglie e in versione destra e sinistra. "E' inoltre dotato di differenti soluzioni cosmetiche - sottolinea Roberto Cingolani, direttore scientifico dell'Itt - con guanti di rivestimento diversificati per uomo e donna".

Share