Prof e professionisti: indagini su 411 docenti

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Così ha sentenziato la Corte dei Conti il fenomeno diffuso in tutti gli Atenei italiani e che ha spinto, un anno fa, il Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie del Comando generale della Guardia di finanza ad avviare un'analisi sui docenti universitari con contratto a tempo pieno. I casi abruzzesi si inseriscono nella più ampia indagine che la Guardia di finanza ha attuato in tutta la Penisola puntando il faro su 411 docenti, per ora. Come riportato da Il Mattino, per quanto riguarda la città di Napoli, il primo screening del Nucleo di polizia tributaria (guidato dal colonnello Giovanni Salerno) ha riguardato le facoltà di Ingegneria e Architettura delle Università Federico II e Vanvitelli.

Si tratta di professori che, pur avendo optato per il cosiddetto regime di "tempo pieno", con divieto assoluto di svolgere altri incarichi se non con esplicita autorizzazione del Rettore, si dedicavano ad altre remunerative attività. Il meccanismo è uguale ovunque: il docente si impegna a svolgere le proprie mansioni in esclusiva - tranne casi eccezionali che devono essere comunque autorizzati - e dunque a totale disposizione degli studenti, ma in realtà accetta incarichi privati molto ben remunerati e addirittura in altre aziende statali. Gli altri due, invece, sarebbero in via di definizione solo per gli aspetti amministrativi relativi all'interpretazione delle norme in materia di rilascio dell'autorizzazione. Secondo l'ipotesi fatta dall'accusa, essi svolgevano attività di consulenza per Comuni e società private su collaudi di strutture.

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Da qui la segnalazione al pubblico ministero della Corte dei Conti della Campania, Ferruccio Capalbo. Nulla trapela sui nomi dei professori che hanno ricevuto l'invito a dedurre dei magistrati contabili.

Alla fine di questa tornata di controlli si conta di arrivare almeno al doppio della cifra già accertata, quindi oltre gli 80 milioni di euro.

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