Alitalia, i dubbi dell'Ue sul prestito 'ponte' da 900 milioni: Bruxelles indaga

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"Scopriremo se questo è il caso di Alitalia", ha dichiarato il commissario europeo Margrethe Vestager. La Commissione europea è più che altro preoccupata che durata del prestito, esteso da maggio 2017 fino ad almeno dicembre 2018, superi la durata massima di 6 mesi. "È compito della Commissione - spiega il commissario per la concorrenza - garantire che i prestiti che gli Stati membri concedono alle imprese siano conformi alle norme dell'Ue in materia di aiuti di Stato".

Al momento, la Commissione europea è convinta che il prestito ponte che il governo Gentiloni concesse ad Alitalia nel 2017 possa aver violato la normativa Ue sugli aiuti alle imprese in difficoltà configurandosi come aiuto di Stato.

L'Italia ha notificato il prestito da 900 milioni di euro a Bruxelles a gennaio 2018, come aiuto per il salvataggio in base alle norme Ue in materia di aiuti di Stato. L'antitrust di Bruxelles valuterà se il provvedimento che avrebbe dovuto garantire l'operatività della ex compagnia di bandiera sia un aiuto di Stato illegittimo secondo le norme europee.

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L'associazione dei consumatori si era rivolta alle autorità comunitarie denunciando l'aiuto di Stato nei confronti della compagnia aerea e chiedendo di bloccare il prestito concesso dal Governo ad Alitalia.

Il 24 aprile dello scorso anno il personale di Alitalia aveva respinto un piano che prevedeva il taglio dei costi e gli azionisti - Cai per il 51% ed Ethiad per il 49% - avevano quindi deciso di chiudere i rubinetti dei finanziamenti alla compagnia. Di conseguenza, il 2 maggio l'azienda è stata posta in amministrazione straordinaria. Bruxelles infatti ha aperto un'indagine che parte dalla convinzione che il prestito statale costituisca un aiuto di Stato alla compagnia aerea. La Dg Concorrenza ora indagherà per appurare se queste preoccupazioni iniziali siano confermate oppure no. L'apertura di un'indagine approfondita consente a tutte le parti di fare osservazioni e non pregiudica l'esito dell'indagine. "Ancora una volta - commenta il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi - lo Stato ha utilizzato soldi pubblici per salvare una società privata portata alla soglia del fallimento da una gestione scriteriata, costata oltre 8 miliardi di euro ai contribuenti italiani".

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