Dazi, Trump pubblica la lista dei prodotti cinesi tassati. Pechino presenta ricorso

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Dopo aver agitato lo spettro delle tariffe su 50 miliardi di prodotti cinesi, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato nuovi dazi per 100 miliardi di dollari.

I mercati finanziari hanno risposto male, cedendo, e secondo alcuni osservatori hanno perduto terreno anche per la rapidità di risposta dimostrata dalla Cina. "L'indice della volatilità, il Vix, è tornato su livelli di preoccupazione, vicino ai 25 punti (quando i mercati sono tranquilli questo indice oscilla tra 10 e 15 punti) - scrive Vito Lops sul Sole24Ore - Mentre le Borse dal 13 marzo hanno perso 4.000 miliardi in termini di capitalizzazione".

Si chiama "Sharp Eyes" il nuovo programma di tecnocontrollo deciso dalla dittatura di Pechino, uno strumento potenzialmente in grado di "adocchiare" la vita di milioni di cittadini tecnologicamente progrediti e che imporrà il riconoscimento facciale al 100% del territorio cinese.

Questo spiega il vantaggio che la leadership cinese ha rispetto all'amministrazione statunitense: Trump dipende dal voto, Xi Jinping no. Non che il Partito comunista cinese (Pcc) non badi al consenso, anzi, è sempre più ossessionato dal modo in cui assicurarselo. Col passare degli anni, ed al crescere del numero di sedi logistiche realizzate dalla compagnia di Bezos, anche Amazon ha iniziato a pagare in molti stati la sales tax sulle vendite online effettuate per conto proprio.

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I lavori si svolgeranno di notte e "comporteranno alcune modifiche dei percorsi delle linee bus , della circolazione e della sosta".

La coltivazione di soia negli Stati Uniti.

Ma l'impressione è che la partita sia appena iniziata. Lo riferisce la Casa Bianca. Sinora Trump e la sua amministrazione hanno steso una lista di 1.133 prodotti su cui gli Usa applicheranno dazi alla Cina per il 25%.

Il problema sono i venditori terzi che usano il marketplace Amazon, che ad oggi non hanno obbligo di pagare le sales tax in forza di una sentenza della Corte Suprema del 1992, che oppose l'azienda Quill allo stato del North Dakota, e che stabilisce appunto che, senza presenza fisica nel territorio dello stato, non si può chiedere al venditore di applicare l'imposta sulle vendite. Valore dell'operazione, 50 miliardi di dollari.

Quella che continua a presentarsi agli occhi del mondo è una guerra combattuta a colpi di dazi, contrassegnata da continui botta e risposta, e da rassicurazioni che si alternano a minacce continue di ritorsioni.

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