La Cassa Depositi e Prestiti entra nella partita Tim-Vivendi

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Il Corriere della Sera ha scritto che dovrebbe arrivare sul tavolo del consiglio della Cassa depositi e prestiti il dossier sulla compagnia telefonica. La scelta della Cassa Depositi e Prestiti di entrare nell'azionariato di Telecom Italia potrebbe apparire strano visto che la telefonia non è certamente il classico business di questa società infrastrutturale. "L'ingresso - comunica Cdp in una nota - condurrà alla progressiva acquisizione di una partecipazione finanziaria di minoranza, non superiore al 5% delle azioni ordinarie". Il fronte anti-Vivendi (i francesi hanno circa il 24%) si rafforza in vista dell'assemblea del 24 aprile: il fondo Elliott Management secondo le ultime indiscrezioni si è avvicinato al 10%. Il suo ruolo istituzionale suggerisce la possibilità che possa assumere il ruolo di "ago della bilancia" in un settore che la stessa Cassa ha definito "strategico" e di "primario interesse per il Paese", come realizzare il progetto di separazione legale e poi cessione parziale della rete che potrebbe favorire infine una fusione con Open Fiber, la società paritetica di Enel e Cassa Depositi e Prestiti che sta realizzando l'infrastruttura in fibra ottica - FTTH, Fiber-To-The Home - nelle principali 271 aree urbane del Paese.

L'unica immediata certezza per il gruppo guidato da Claudio Costamagna è l'acquisto delle azioni che deve avvenire entro il 13 aprile se Cdp vorrà votare sulla revoca dei consiglieri di Vivendi nell'assemblea del 24 aprile. La dimostrazione giunge dalla presentazione delle liste dei candidati per il rinnovo delle cariche del consiglio di amministrazione di Tim che si terrà con la riunione dei soci del 4 Maggio 2018.

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E nel contempo fornirà la necessaria flessibilità operativa per la crescita strategica negli anni a venire. Bene anche Exor e Cnh che salgono del 3,4% come Ferrari che guadagna l'1,24%.

I due appuntamenti clou per Tim rimangono le assemblee in calendario il 26 aprile e il 4 maggio. Confermato per la presidenza (senza deleghe) il numero uno di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, mentre Amos Genish resterà ceo e Franco Bernabé vice presidente con delega alla sicurezza. Per de Puyfontaine la lista, che offrirà "tutto il supporto" a Genish e al suo piano, apporta "cambiamenti per rafforzare le competenze tecniche del board e per attingere ad un più ampio ventaglio di competenze e pareri". Quest'ultimo possiede una partecipazione del 5,740%, oltre che una serie di piani per "migliorare la governance e la performance societaria", come spiegato a metà marzo dal fondo guidato da Paul Singer. Entro il 9 aprile dovranno essere depositate le liste, che saranno tre dopo che Assogestioni non ha rinunciato alla sua di minoranza, con l'effetto di disperdere il voto dei fondi a vantaggio dei francesi.

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