HIV: scoperta una pianta sarda che può bloccare il virus

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Questo vuol dire, più semplicemente, che la molecola individuata blocca quegli enzimi in grado di permettere al virus di replicarsi. La pianta della famiglia degli Hypericaceae, erbe officinali già note alla medicina popolare, appartiene a una specie esclusiva degli altopiani carbonatici della Sardegna centro-orientale, localizzata in zone abbastanza ristrette, nei Tacchi dell'Ogliastra e nell'area intorno a Laconi (Oristano), caratterizzate da calcari mesozoici. Gli studiosi, guidati dalla virologa Francesca Esposito e dalla botanica Cinzia Sanna, hanno estratto dalle sue foglie alcuni metaboliti appartenenti alla classe dei floroglucinoli prenilati, che testati su saggi biochimici si sono dimostrati efficaci inibitori di due enzimi chiave alla base della replicazione del virus dell'HIV, come l'HIV-1 integrasi (IN).

L'Hypericum scruglii, cioè la pianta oggetto dello studio, è stata individuata solo di recente denominata dall'attuale direttore dell'Orto botanico dell'Università di Cagliari, Gianluigi Bacchetta, in onore del prof.

L'approccio innovativo utilizzato nello studio - che vede in prima fila i gruppi di ricerca di Virologia e di Botanica del Dipartimento cagliaritano - sfrutta la biodiversità metabolica delle piante per identificare singole molecole capaci di agire su più funzioni enzimatiche (approccio multitarget). A condurre la ricerca sono state Francesca Esposito e Cinzia Sanna del Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente dell'Università di Cagliari.

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L'associazione di consumatori ricorda che la Legge di stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208), all'art. Prima della nuova legge di bilancio, il limite di reddito era più basso (6.713,98 euro annui).

L'approccio multitarget usato dai ricercatori sardi mira a diminuisce il numero di farmaci che un paziente sieropositivo deve assumere, e quindi lo studio dà l'amo per un successivo sviluppo di farmaci antivirali. In altri termini si tratterà di ottimizzare e potenziare la molecole, definirne i dosaggi ed escludere o minimizzare eventuali effetti collaterali sull'uomo. Si tratta di un retrovirus che portava alla morte molto rapidamente in passato, ma che grazie ai farmaci antiretrovirali e ai passi in avanti dalla medicina ha acquisito un controllo soddisfacente.

Del gruppo che ha firmato la ricerca pubblicata su PlosOne fa parte anche Enzo Tramontano, ordinario di Microbiologia e Presidente della Facoltà di Biologia e Farmacia: "La nostra ricerca prosegue - commenta - Ora serviranno studi specifici per migliorare la struttura chimica della molecola e renderla più potente".

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