Fotoreporter detenuto in Serbia, venerdì conferenza stampa in Fnsi

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A lanciare l'allarme per il fotoreporter torinese Mauro Donato, arrestato in Serbia con l'accusa di aver aggredito tre profughi afghani, sono i familiari e l'avvocata di famiglia, Alessandra Ballerini.

Donato si era recato in Serbia insieme ad un collega per documentare la vita dei profughi e le attività dei diversi operatori umanitari.

"E' finita una brutta disavventura", ha detto il fotoreporter piemontese subito dopo aver lasciato nel primo pomeriggio il carcere di Sremska Mitrovica, città a ovest di Belgrado non lontano dal confine croato.

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Il sostituto procuratore generale della Cassazione Antonio Salzano aveva chiesto la conferma della condanna ( LEGGI ). Qui gli agenti della Polizia penitenziaria lo hanno riconosciuto e fatto entrare per il disbrigo delle pratiche.

Grande soddisfazione è stata espressa dalla Farnesina che, con una continua azione di sensibilizzazione delle Autorità serbe, ha reso possibile il rilascio del connazionale. "Ringraziamo amici, colleghi", commenta la famiglia di Donato, "e quanti si sono in ogni modo adoperati per la sua liberazione". Secondo l'Associazione dei giornalisti serbi (Nuns), i legali di Mauro Donato non hanno ancora ottenuto la comunicazione ufficiale della procura serba che scagiona il fotoreporter italiano, cosa questa attesa nei prossimi giorni considerando il lungo weekend festivo della Pasqua ortodossa.

"Domani alle 11, nella sede della Federazione nazionale della stampa italiana a Roma, saremo in conferenza stampa per sensibilizzare l'opinione pubblica e per chiedere alle istituzioni di intervenire con la massima solerzia".

Donato si trovava nel villaggio di Sid, al confine con la Croazia, dove stava svolgendo un reportage sulla rotta balcanica dei profughi assieme ad un altro fotografo italiano, Andrea Vignali.

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