Maxi manifesto contro l'aborto, indignazione a Roma: "È preoccupante"

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La campagna di ProVita è stata sicuramente ad effetto, nonostante la forte guerra di commenti che impazza su Twitter. Tutti i tuoi organi erano presenti, il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento, già ti succhiavi il pollice.

La campagna pubblicitaria è pensata ovviamente per far parlare di sé, ma varrebbe la pena appuntare la nostra attenzione non tanto e non solo alle implicazioni di rappresentare un feto di 11 settimane come un bambino, equiparando l'aborto a un omicidio, ma sopratutto sul fatto che ancora una volta ad essere messe sul banco degli imputati sono le donne. Da oggi fino al 15 aprile, un maxi manifesto ProVita di 7 metri per 11 ricorda a Roma, all'Italia e a tutto il mondo che l'interruzione volontaria della gravidanza (Ivg) sopprime un essere vivente. Si tratta di una gigantografia affissa in via Gregorio VII dall'associazione Pro Vita onlus contro l'aborto che ha già scatenato diverse reazioni polemiche unite a degli appelli perfino al Sindaco di Roma per farlo rimuovere. Nella legge 194 del 1978, che appunto rese legale l'interruzione volontaria della gravidanza, sarebbero inserite "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". Sul loro sito dicono anche che vogliono dare il business degli aborti ai privati, forse dimenticandosi di come la presa in carico da parte del Servizio Sanitario Nazionale servisse a garanzia dei bambini.

Condanna Scopelliti, Santelli: "È un orrore giuridico"
Il sostituto procuratore generale della Cassazione Antonio Salzano aveva chiesto la conferma della condanna ( LEGGI ). Qui gli agenti della Polizia penitenziaria lo hanno riconosciuto e fatto entrare per il disbrigo delle pratiche.

Il manifesto, tweettato dalla stessa onlus sulla propria pagina social, ha trovato pareri favorevoli e pareri contrari al messaggio antiaborto: "L'associazione #ProVita lancia l'ennesima campagna contro l'aborto e affigge un manifesto enorme (7 metri per 11) in via Gregorio VII a Roma - cinguetta Matteo Zocchi -". E quello spazio è stato "prenotato" fino al 15 aprile.

Nel manifesto, però, viene completamente omesso il vero motivo per cui il 22 maggio 1978 l'Italia decise di regolarizzare l'aborto: si trattava di una pratica a cui molte donne già accedevano e in cui si contavano ulteriori morti nelle sale clandestine in cui non vi era alcun rispetto sanitario e psicologico sulle donne o dove i termini non erano fissati per legge e si poteva decidere di abortire anche ben oltre gli attuali termini di legge. Contro il cartellone sono insorte le consigliere del Pd al Campidoglio, Michela Di Biase, Valeria Baglio, Ilaria Piccolo, Giulia Tempesta e da quella della Lista Civica Svetlana Celli.

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