Ikea, il giudice respinge il ricorso della mamma lavoratrice licenziata

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Alla fine, dopo tanto clamore (e strumentalizzazione), il Tribunale di Milano ha dato ragione a Ikea e giudicato "non discriminatorio" il licenziamento di Marica Ricutti, la mamma che aveva fatto ricorso e chiesto il reintegro - oltre al risarcimento danni per essere stata licenziata per non avere rispettato i turni di lavoro.

Il giudice ha valutato "gravi" i comportamenti della lavoratrice, al punto tale da "ledere il rapporto di fiducia tra datore e lavoratore". Inizialmente l'azienda aveva accettato ma poi Ikea aveva optato per il licenziamento facendo insorgere anche il colleghi della Ricutti che avevano scioperato in segno di solidarietà: "Abbiamo depositato una interrogazione per chiarire le motivazioni che hanno spinto Ikea a licenziare una madre separata con due figli piccoli, di cui uno disabile". Una "valutazione complessiva con questi elementi in piu'" sarebbe stata diversa, considerando anche la "situazione di grave incertezza in cui si trovava la lavoratrice dovuta al comportamento non chiaro dell'azienda".

Soddisfatto l'avvocato Luca Failla, legale di Ikea: "Il giudice ha seguito tutta l'impostazione ed è stata fatta una istruttoria approfondita".

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A scatenare il raptus omicida sarebbe stata una lunga serie di discussioni per dissidi condominiali, tra cui anche quello sull'utilizzo dell'acqua.

E soprattutto è da escludersi la discriminazione per via dei permessi chiesti per il figlio disabile. "È stato escluso che in quei giorni in cui la persona si è determinata con orari non in linea con quelli di lavoro fossero giustificati da esigenze di cura del bambino". Secondo il sindacato, il Tribunale non avrebbe tenuto in sufficiente considerazione una serie di questioni sollevate dalla lavoratrice, che in realtà riguarderebbero tutti i lavoratori nella sua condizione e che per questo saranno esposte in una conferenza stampa che verrà prossimamente organizzata. Proprio su quei social dove era stata difesa, infatti, oggi si legge che "andare a fare la vittima in tv" non sempre premia, quando si ha torto.

Secondo quanto rilevato dal Tribunale, dunque, la Ricutti si sarebbe "autodeterminata" gli orari di lavoro in almeno due occasioni, senza neppure avvertire il dirigente responsabile di riferimento; in un episodio, in particolare, avrebbe chiuso di propria iniziativa la cassa del reparto di ristorazione, deliberatamente ritenendo conclusa la propria giornata lavorativa.

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