Tenta di bruciare vivi sei romeni, arrestato boss a Reggio Calabria

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Più volte Labate aveva minacciato i sei, e la sera prima dell'incendio aveva pestato selvaggiamente una delle donne rumene (46 anni), che vivevano nell'abitazione di fortuna, gridandole contro che lei e il suo gruppo (di cui fanno parte anche due bambini), avrebbero dovuto andarsene da lì. I sei (che avevano ignorato le continue minacce), si trovavano all'interno mentre stavano festeggiando un compleanno, e fortunatamente sono riusciti a scappare prima che la situazione degenerasse, fuggendo da una finestra sul retro, che dava su un cortile con delle alte mura.

Stamani, però, la Squadra Mobile - che ha indagato sull'accaduto - su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica, ha eseguito - nell'ambito di un'operazione denominata Nerone - un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un elemento ritenuto di vertice della 'ndrangheta reggina e che gli inquirenti accusano di essere l'autore materiale dell'incendio. I Vigili del Fuoco e le Volanti erano accorsi sul luogo per domare l'incendio, appena scattato l'allarme al servizio 113 della Questura. Si tratta di Antonino Labate, sessantotto anni. Poi è passato alla vie di fatto cospargendo benzina e dando fuoco all'androne dell'abitazione per vendicarsi dell'abbandono di alcuni sacchetti di spazzatura lasciati all'ingresso di un podere di sua proprietà.

Le indagini. Decisivi per far luce sull'episodio dei sei rumeni che hanno rischiato di morire arsi in casa, si sono rivelati i filmati dei sistemi di video sorveglianza esaminati dagli investigatori della Polizia di Stato. L'accurata analisi delle immagini, ha consentito di accertare che, nello stesso pomeriggio, il 68enne, era andato a riempire un bidone di benzina, con una bicicletta elettrica, presso un distributore di carburanti della zona, dopodiché si era recato a casa dei rumeni per appiccare l'incendio al fine di "bruciarli vivi".

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Il corpo ritrovato secondo quanto ipotizzato dalle forze dell'ordine sarebbe stato portato a riva dall'alta marea di questi giorni .

(LaPresse) Arrestato un capo della ndrangheta di Reggio Calabria.

Oltre al tentato omicidio plurimo e all'incendio doloso, la Dda ha contestato al boss l'aggravante mafiosa perché i fatti sono stati commessi per agevolare l'attività della cosca Labate, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva. Il clan Labate controlla, infatti, il quartiere Gebbione di Reggio Calabria.

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