Carceri: via libera alla riforma. Orlando: 'Non è salva-ladri'

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Il decreto attuativo sulla riforma dell'ordinamento penitenziario ebbe il primo via libera preliminare da parte del Consiglio dei ministri il 22 dicembre, poi fu avviato alle Camere per i pareri, non vincolanti, delle commissioni. "Gli auspici e le indicazioni contenute in quel messaggio - prosegue Gonnella - potrebbero essere portate a conclusione con quest'ultimo atto che la comunità penitenziaria, gli operatori della giustizia, gli operatori sociali e grande parte del mondo accademico stanno aspettando". La decisione di non accogliere tutte le condizioni rende necessario un nuovo passaggio in Parlamento del testo, ma in vista dell'insediamento dei nuovi eletti non è ancora chiaro quali saranno le modalità di esame. Per questo Orlando punta alla commissione speciale, quella che in attesa che si formi una maggioranza, viene istituita per gli affari urgenti, come il Def. Materia troppo incandescente, quella dei benefici per i detenuti, per trattarla prima del voto, basti dire che il leader della Lega, Matteo Salvini, aveva definito la riforma una "follia".

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"Vergogna, un governo bocciato dagli italiani approva l'ennesimo salva-ladri". "Qualcuno - ha aggiunto - tenterà di cavalcare queste paure". Contro l'attuazione della riforma anche il senatore Maurizio Gasparri, rieletto nella fila di Forza Italia, che ha parlato di "colpo coda inaccettabile che contrasteremo". Sulla stessa linea anche il Garante nazionale dei diritti dei detenuti: la riforma, si legge in una nota, "riporta l'esecuzione della pena in assetto con i principi della Costituzione". Per chi esce dal carcere la tendenza a commettere di nuovo dei reati, la cosiddetta recidiva, è purtroppo molto alta - argomenta Ramonda -: tra il 75 e l'80% dei casi. Il via libera arriva a pochi giorni da una sentenza della Corte Costituzionale che riconoscendo come legittimo il diritto a chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali per chi deve scontare una pena residua fino a 4 anni, indirettamente consolida l'impostazione della riforma. Le persone che hanno sbagliato devono giustamente pagare per i loro errori, ma devono anche essere rieducate - osserva -: è quello che facciamo nelle nostre Comunità dove accogliamo carcerati che scontano la pena con misure alternative al carcere.

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