Corruzione, arrestati Stefano Ricucci e il magistrato Nicola Russo

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La Guardia di Finanza ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell'immobiliarista Stefano Ricucci, del suo socio e di un giudice della commissione tributaria regionale del Lazio e del Consiglio di Stato "per corruzione in atti giudiziari". Anche un altro imprenditore, Liberato Lo Conte, è stato arrestato.

Le attività investigative, condotte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Capitale, hanno fatto emergere un accordo corruttivo tra i tre, sottostante all'emissione di una sentenza nell'ambito di un contenzioso tributario tra la MAGISTE REAL ESTATE PROPERTY S.p.A. e l'Agenzia delle Entrate, avente ad oggetto il riconoscimento di un credito IVA di oltre 20 milioni di euro, vantato dalla citata società nei confronti dell'Erario.

Gli approfondimenti eseguiti sulla documentazione e sui file che vennero sequestrati già nel 2016 (nel contesto dell'operazione 'Easy judgement' culminata con gli arresti di Ricucci e dell'imprenditore Mirko Coppola) hanno permesso di accertare le responsabilita' dei protagonisti della vicenda. In cambio, scrive ancora il Gip, avrebbe avuto "regalie e disposizioni economiche di favore" consistenti tra l'altro, nel pagamento di cene e serate in hotel, ristoranti e locali notturni romani.

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Stefano Ricucci alle sfilate di Milano Moda Donna.

Già un anno e mezzo fa, gli investigatori erano convinti che la sentenza di secondo grado emessa da Russo, che è anche consigliere di Stato, mostrava una serie di anomalie. Per la parte riguardante le false fatturazioni, il "furbetto del quartierino" era stato condannato con rito abbreviato a 3 anni e 4 mesi nel dicembre di due anni fa. Oltre agli accertamenti bancari anche l'analisi fatta sui cellulari degli arrestati è una prova contro gli arrestati: foto dei tre insieme smentiscono infatti la tesi - sostenuta durante gli interrogatori sia da Ricucci sia da Lo Conte - che i tre non si conoscessero tra loro.

Dai documenti sequestrati all'epoca, sarebbe emerso che Russo già prima della decisione della Commissione tributaria, era legato ai due imprenditori "da vincoli di fiducia - dice il gip - basati sull'amicizia, comune colleganza di interessi e frequentazione". Avrebbe dovuto dunque astenersi in quanto in conflitto di interessi, secondo gli inquirenti, ed invece fu il relatore ed estensore della sentenza d'appello, che ribaltò, a favore della Magiste, il precedente provvedimento emesso dalla commissione tributaria provinciale.

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